Mini BOT vs. matrioske finanziarie, spazzatura e merda di cane

by marcello lopez – editor

Ammetto di aver liquidato all’inizio la faccenda Mini BOT frettolosamente e pregiudizialmente, scottato dall’innumerevoli iniziative velleitarie a cui spesso questo governo ci ha abituato.
Ma pur avendo tanti difetti una virtù me la riconosco, anzi due : onestà intellettuale e assenza di faziosità.
Per cui avendo iniziato la mia carriera lavorativa come Promotore Finanziario, durante l’Università per pagarmi gli studi, per sano gusto di indipendenza che non mi ha mai abbandonato e, pertanto masticando un po’ di ingegneria finanziaria, ho voluto approfondire la questione senza pregiudiziali ideologiche o condizionamenti empatici.
Pertanto, nella mia infinita consueta pochezza ;-))), senza entrare in difficili e noiosi tecnicismi, Vi vado ad esporre le conclusioni cui sono pervenuto.

Vi ricordate i famosi fondi pensione che fondi pensione non erano e che con bella terminologia di marketing i promotori finanziari ammannivano con il seduttivo termine di “pensione integrativa” negli anni 80, 90 e 2000 ?
Una grandissima fregatura.
Appena il povero cliente aveva firmato e versato la prima tranche immediatamente da quell’ammontare venivano prelevati un 20 % di spese di retrocessione alla rete di vendita più caricamenti e commisione varie.

Volete un esempiuccio da manuale ?
Uomo di mezz’età sottoscrive una polizza vita su 10.000 euro di capitale, per la durata di 5 anni, e alla scadenza, si vede restituire poco più di 8.000 euro“.

Ora chiedetevi quando portate i vostri sudati risparmi in banca – affinché diano qualche frutto o perlomeno non siano mangiati dalla stagflazione e quindi sottoscrivete i consueti prodotti finanziari che il solerte bancario vi propone – perché i ritorni per voi sono altamente ridicoli ed invece per la finanza globale generano utili inimmaginabili forieri di benfit e stipendi billionari per i trader.

Semplice loro hanno acceso a fonti di denaro illimitato.

Chi glielo dà ?
Le Banche Centrali.

A voi invece, se chiedete un prestito, se avete una bella compagna o una figlia vi chiedono anche quella in comodato d’uso.

Poi con i vostri debiti costruiscono matrioske come descritto nel magistrale frame che ho tratto da “The Big Short”.

Vi prego di riguardare attentamente la clip anche se già la conoscete…

matrioske finanziarie, spazzatura e merda di cane

DI COSA STIAMO PARLANDO AMICI MIEI ?
Trattiamo di vendite allo scoperto, obbligazioni di debito collateralizzate e credit default swap, ovverosia nient’altro che FINANZA DI CARTA.

La cartolarizzazione si fa così.

Le grandi istituzioni finanziarie come le banche di investimento o le agenzie semi-governative come Fannie Mae riuniscono diverse centinaia di mutui. 
Una volta che questi mutui sono stati raggruppati, emettono obbligazioni per gli investitori che utilizzano tali attività come supporto.
Ogni mese, quando le famiglie pagano i loro mutui, i contanti in entrata vengono inviati agli investitori che hanno acquistato obbligazioni. 
Poiché i proprietari di case pagano anticipatamente il capitale ipotecario, oppure rifinanziano i loro mutui o sono insolventi sui loro prestiti, i pagamenti agli obbligazionisti fluttuano

Il nome dato a queste obbligazioni che gli investitori acquistano si chiamano titoli garantiti da ipoteca o MBS in breve.
Infine, questi MBS (ciascuno contenente diverse centinaia di mutui per la casa) sono ulteriormente raggruppati per formare un “Trust” che gli investitori possono acquistare. 
Gli investitori possono quindi scegliere in quale livello investire i propri soldi.
I fondi pensione per statuto, ad esempio, possono acquistare solo obbligazioni con rating Aaa o i livelli superiori.
Gli investitori con una maggiore propensione al rischio possono scegliere una tranche valutata Bbb sperando in rendimenti più elevati.

La cartolarizzazione fa due cose davvero bene:
1) espande il rischio di un bene altrimenti molto rischioso (un mutuo);
2) Questo, a sua volta, porta più capitale ai mercati immobiliari, il che significa che i mutui sono più convenienti per gli acquirenti di case. 

Ma ci sono modi per gli investitori sofisticati di fare soldi quando il valore delle attività diminuisce, ed è qui che entra in gioco lo short selling.

FUNZIONA COSÌ:

Fase uno: il venditore allo scoperto prende in prestito il titolo da qualcun altro (la controparte). 

All’inizio, il venditore allo scoperto accetterà di restituire la totalità del prestito preso in prestito alla controparte in una data specifica in futuro, potrebbe essere un paio di giorni, mesi o persino anni. 

Fase due: ora che lo stock è stato scambiato, il venditore allo scoperto vende immediatamente le azioni prese in prestito nel mercato aperto. 

Supponiamo che lo short seller venda una azione a $ 100.

Fase tre: inoltro rapido alla data specificata in futuro quando il venditore allo scoperto è obbligato a restituire il titolo alla controparte.

Il venditore short usa i $ 100 che gli sono ritornati in tasca dalla vendita originale e compra quello identico stock sul mercato al suo nuovo prezzo, diciamo $ 75. 
Se il prezzo è effettivamente diminuito, il venditore allo scoperto vince restituendo alla controparte le azioni prese in prestito e portando a casa un profitto di $ 25. 
Ma se il prezzo del titolo è aumentato, la controparte vince.

Uno strumento chiave di questo cortocircuito complesso è un obbligo di debito collateralizzato o CDO

Un CDO è una sorta di garanzia ipotecaria a base di steroidi.

Mentre gli MBS sono costituiti solo da ipoteche, i CDO possono essere costituiti da un insieme diversificato di attività – dalle obbligazioni societarie alle obbligazioni ipotecarie, dai prestiti bancari ai prestiti auto e ai prestiti con carta di credito. 

Questi prestiti, provenienti da fonti diverse, sono poi raggruppati insieme e poi inviati nuovamente sul mercato come nuove obbligazioni.

E come alcuni MBS, gli investitori in CDO possono acquistare in diversi livelli, che vanno dal basso rischio al rischio elevato.

Tuttavia, agli albori della crisi del 2008 quando le agenzie di rating giunsero a valutare dei CDO Triple-A semplicemente nella convinzione che il mercato ormai fosse così grande da impedirne il crollo, alcuni analisti preveggenti iniziarono a mettere a mettere in cortocircuito questi prodotti utilizzando contratti derivati ​​denominati credit default swap.

CDS è un termine elaborato per contratti assicurativi che consente alle banche e agli hedge fund di proteggersi dal rischio di un default CDO.
Per una piccola commissione pagata ad AIG, i gestori di hedge fund avrebbero ricevuto la garanzia che nell’evento “improbabile” di un crollo dei CDO, avrebbero comunque ricevuto un certo rendimento.
In pratica si acquista solo il contratto assicurativo (il CDS) senza possedere i CDO imperfetti che dovrebbe assicurare.
In altre parole, viene comprata solo l’assicurazione sull’eventualità che i mutui siano insolvibili senza possedere mai i titoli ipotecari o i CDO stessi.

Questa “finanza domino” ciclicamente alla fine crolla:
i proprietari di case con mutui a tasso variabile vedono salire i loro tassi, poi i loro prestiti diventano inesigibili, i cash flow dei CDO crollano inesorabilmente, i gestori dei CDO non possono pagare i loro possessori di obbligazioni e i titolari dei contratti di assicurazione (il credit default swap) ottengono le loro grandi ricoperture.

Ecco come si arriva al mondo finanziario delle zombie bank.
Questa definizione fu coniata per la prima volta da Edward Kane del Boston College.
Le zombie bank non liquidano nessuno perché, semplicemente sono illiquide, piene di carta straccia.

Il capitale degli investitori è intrappolato, invece di essere utilizzato in modo più produttivo. 

Piuttosto che rafforzare le aziende sane e sostenere la ripresa economica, le banche zombi sostengono le aziende in putrefazione. 

La loro esistenza distorce i meccanismi di mercato e la risultante è un’ errata allocazione delle risorse che indebolisce l’intero sistema finanziario, distruggendo l’economia reale e la vita di tanti imprenditori e lavoratori.

Ma i signori che governano le Banche Centrali e i grandi Istituti Finanziari CHI LI HA SCELTI ?
Li hanno forse votati quelle collettività alle quali centellinano le risorse e costringono costantemente nella scarsità mentre lor signori si abbeverano a piacimento alle generose fonti delle banche centrali senza dare alcunché in cambio e senza che nulla giunga al mondo produttivo, se non qualche miserevole rivolo del grande fiume di denaro ?

A noi celebrano la ” S C A R S I T À” e inoculano nel cittadino comune questo concetto attraverso i media e persino la formazione universitaria.
Tutti i giorni si ascoltano dotti economisti mai sfiorati dal dubbio che forse durante gli anni della formazione accademica un qualche plagio culturale lo hanno subito.
Un gigantesco ” The Truman Show”.
E allora c’è da chiedersi perchè devo affidare i miei denari a entità sconosciute, spesso molto opache e assolutamente verticistiche e autoreferenziali ?
Mostrassero almeno di saper gestire e garantire un ritorno dignitoso ai miei investimenti…
mannò, già mi ritengo già fortunato se non sono in perdita e guai a metterli sotto il materasso, come ultima forma strenua di difesa…
“Tutto deve essere tracciato caro suddito/consumatore”.

Ed allora, in questo contesto poco entusiasmante, mi chiedo:

«Perché dovrei avere meno fiducia ad affidare i miei denari al mio Stato, al mio governo che, pur con tutti i suoi difetti è comunque amministrato da persone regolarmente elette ?
Non solo, ma sono garantiti dallo Stato Italiano e non dalla Lehman Brothers di turno o da entità opache, straniere o sconosciute
E poi il mio denaro in prestito andrà direttamente in circolo nella MIA economia reale, favorendo il vero lavoro e la produzione e non la ricerca della pietra filosofale secondo gli alchimisti di Wall Street, della City o di Tokyo».

DUNQUE, PERCHÉ NO ?

Infatti i capitalisti più avveduti già hanno drizzato le antenne.
Sanno che il sistema non reggerà per molto ancora…e corrono ai ripari.
Ed oplà, Marketto Zuckerberg fa trapelare che il suo famoso social network è prossimo al lancio della sua moneta virtuale, che dovrebbe chiamarsi Libra e ha il supporto dei colossi dei pagamenti come Visa e Mastercard.
E, guarda caso, tra gli investitori istituzionali che stanno raccogliendo soldi per Marketto c’è Goldman Sachs che nell’ultimo round di investimento ha portato un totale di 1,5 miliardi di dollari.
Mica male per la famosa banca d’affari che solo nell’agosto scorso per tramite dei suoi dirigenti affermava: “il Bitcoin non si riprenderà. E non ne sentiremo la mancanza”.

Tutto ciò non vi spinge a qualche riflessione, tenuto conto della lunga premessa iniziale ?
È forse così folle, dopo tutte le considerazioni trattate, immaginare il c.d. Mini BOT italico ?
Vediamo di cosa si tratta.

Goliardica effige Mini BOT da cinque Euro

I Bot (Buoni Ordinari del Tesoro), sono titoli del debito pubblico italiano di breve termine, cioè con scadenza a 3, 6 o 12 mesi.
Chi li acquista di fatto dà in prestito soldi allo Stato per un periodo di tempo circoscritto, a fronte di un tasso di interesse inferiore, ad esempio, a quello concesso per i Btp con scadenze pluriennali. 

Ecco le principali caratteristiche dei mini buoni del Tesoro Italiano:

  • sono dei buoni ordinari del tesoro di piccolo taglio che servono, come i normali Bot, a pagare i debiti che la pubblica amministrazione ha contratto con gli imprenditori che avevano deciso di investire nei titoli di Stato;
  • a differenza dei Bot, che hanno un valore minimo di 1.000 euro (e che hanno a che fare anche con creditori più grandi), questi avrebbero dei tagli molto più ridotti (tra i 5, 10, 20, 50 e 100 euro);
  • non garantiscono interessi ai possessori e non hanno una scadenza;
  • in caso di attivazione sarebbero cartacei e non digitali come gli attuali titoli di stato
  • non sarebbero obbligatori, quindi lo Stato non sarebbe costretto a emetterli periodicamente come accade con i Bot (grazie anche questa clausola, il loro inventore ha potuto rivendicare la legalità dell’idea).
  • non si potrebbero usare per saldare pagamenti superiori ai 25mila euro

Si tratterebbe di un modalità di pagamento del debito che le pubbliche amministrazioni hanno nei confronti delle imprese fornitrici, che potrebbero così ricevere «una boccata d’ossigeno finanziaria», soprattutto quelle in difficoltà, e rientrare dei loro crediti non con moneta avente corso legale ma attraverso dei titoli di stato.
Ma le imprese non potrebbero usare i minibot per saldare i debiti coi propri fornitori e pagare i dipendenti, ad esempio.
Potrebbero usarli, però, per pagare le imposte ma se il governo incassasse i Minibot attraverso le tasse starebbe rinunciando automaticamente ad incassare moneta e, di conseguenza, aumenterebbe il debito pubblico.
Lo Stato, quindi, si troverebbe di fronte a un bivio:
o prendere in prestito moneta vendendo titoli di stato (Bot) oppure tagliare la spesa pubblica.

Concludo con le assennate e preveggenti considerazioni che Matthew Lynn – celebre scrittore, giornalista finanziario ed editore inglese – già scriveva in un articolo del 23 Agosto 2017 :

«Pochi altri paesi hanno contribuito altrettanto a dare forma al mondo in cui viviamo.
Adesso l’Italia potrebbe essere sull’orlo di un’altra innovazione importante.
Una valuta parallela da affiancare all’euro. 
Potrebbe funzionare?
L’establishment dell’economia mainstream senza dubbio disprezzerà l’idea.
Eppure, in realtà, una valuta parallela potrebbe offrire un’elegante via d’uscita dall’euro, mantenendo alcuni dei vantaggi della moneta unica e liberando il paese dalla recessione senza fine.

Se l’Italia prendesse questa strada, potrebbe rapidamente diventare una delle economie più attrattive del mondo.

Tutte obiezioni sono valide.
Eppure è ben lungi dall’essere un’idea ridicola.
Se la nuova moneta fosse sostenuta dal governo, avrebbe una immediata circolazione e credibilità – e dato che lo Stato italiano rappresenta circa il 40% del PIL, quasi la metà dell’economia opererebbe con la nuova unità monetaria sin dal primo giorno.

In realtà, è stata frenata negli ultimi 17 anni dalla decisione di passare a una moneta dominata dalla Germania, per la quale non era preparata e a cui non si è mai adattata con successo.
Una volta che questa decisione è stata presa, è difficile innestare la marcia indietro. Difficile, ma non impossibile.

Una valuta parallela sarebbe una ingegnosa via di fuga.

Può accadere o meno – e sicuramente non c’è da scommetterci nel brevissimo termine.
Ma se accadesse, il dinamismo represso dell’Italia potrebbe scatenarsi molto rapidamente – e al primo segnale del lancio effettivo della nuova moneta, gli investitori intelligenti dovrebbero comprare il più rapidamente possibile».

Deutsche Bank is one of the most dangerous financial institutions in the world.

POSTILLA FINALE
Mi piace ricordare ai nostri probi e virtuosi amici tedeschi, sempre col ditino alzato da preside di collegio nei confronti delle decadenti Nazioni Sud Europee, che la sola Deutsche Bank ha calcolato di avere in pancia a fine marzo derivati per un valore di 331 miliardi, pari al 14% del bilancio dell’ istituto. 
Perché ho la netta sensazione che anche altri celebrati Istituti Finanziari Tedeschi abbiano problemi di stitichezza e accumulino tanta cacca nel pancino ??? ;-)))

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