Poche illusioni sul rubinetto di Draghi a favore di PMI e Cittadini.


Dal BLOG di FABIO BOLOGNINI

rubinetto-290x190Alcune banche e tanti commentatori stanno riponendo molta fiducia nella ripresa del mercato del credito bancario grazie alle decisioni prese recentemente dal governatore della BCE Mario Draghi che ha annunciato una nuova ingente immissione di liquidità a partire dall’autunno 2014.  Chi ha studiato meglio il meccanismo di funzionamento del Targeted Longer Term Refinancing Operation (T-LTRO) nutre più di un dubbio, compreso il sottoscritto (vedi “Gli svincoli contorti del credito d’emergenza“). I commenti più puntuali sono apparsi sul sito LaVoce.info a cura di Carlo Milani e Angelo Baglioni:

Milani ha subito chiarito che “Negativo il fatto che l’incentivo non riguardi i mutui. Ma il vero problema sono i vincoli troppo deboli imposti alle banche sull’utilizzo dei fondi presi a prestito.”

Nell’ultima riunione del board della Banca centrale europea sono state definite più nel dettaglio le caratteristiche tecniche delle Targeted Longer-Term Refinancing Operations(Tltro), ovvero di quelle operazioni di politica monetaria non convenzionale che prenderanno avvio a partire da settembre. Nella precedente riunione della Bce, quando le operazioni erano state annunciate, il presidente Mario Draghi aveva affermato che questo strumento era ispirato al funding for lending (Fls) attuato dalla Banca d’Inghilterra. In altri termini, l’obiettivo del Tltro sarebbe quello di erogare fondi alle banche europee nel medio termine con tassi di poco al di sopra dello zero (0,25 per cento per l’esattezza), a condizione però che gli istituti di credito li usino per finanziarie l’economia reale.
Un primo aspetto critico delle Tltro, già chiaro fin dall’inizio, è legato al fatto che l’incentivo non riguarda il comparto dei finanziamenti per acquisto di abitazioni, in quanto si vuole evitare il rischio dell’insorgere di bolle speculative sul mercato immobiliare, come appunto osservato nel Regno Unito. …

Altro aspetto ancor più critico per il raggiungimento dell’obiettivo di rimettere in moto il mercato del credito europeo riguarda i vincoli imposti alle banche sull’utilizzo dei fondi presi a prestito, che potrebbero essere pari, nella prima tornata di finanziamenti, a circa 400 miliardi di euro. Nel recente documento tecnico diffuso dalla Bce si definiscono, infatti, due diversi benchmark che serviranno da riferimento per valutare se una banca ha rispettato i criteri imposti, permettendole quindi di mantenere i finanziamenti ricevuti fino allo scadere naturale dell’operazione (quattro anni) o in caso contrario imponendole la restituzione con due anni di anticipo.

Il primo benchmark riguarda le banche che negli ultimi dodici mesi hanno aumentato lo stock di finanziamenti erogati al settore non finanziario (grafico 1a). Per questa tipologia di istituti sarà sufficiente mantenere l’ammontare di impieghi invariato nel periodo compreso tra aprile 2014 e aprile 2016 per rispettare gli impegni e garantirsi il finanziamento agevolato fino alla scadenza del settembre 2018.
Il secondo benchmark riguarda invece le banche che nell’ultimo anno hanno diminuito gli impieghi (generalmente gli istituti di credito dei paesi periferici, tra cui l’Italia), adottando quindi una politica di deleveraging (grafico 1b). In questo caso, gli istituti potranno continuare a diminuire lo stock dei finanziamenti, in linea con il trend osservato, fino all’aprile del 2015 e poi mantenere il livello inalterato per i successivi dodici mesi.
In definitiva, da queste regole appare chiaro come le Tltro siano ben distanti dalle caratteristiche pensate per il Fls inglese. (1)
Nella migliore delle ipotesi, alla banche dell’area euro basterà non razionare ulteriormente il credito per finanziarsi a tassi prossimi allo zero.

Per le banche del Sud d’Europa, piuttosto che finanziare imprese e famiglie stremate da una crisi economica profondissima, sarà sicuramente più conveniente continuare a investire in titoli di Stato, mettendo quindi in pratica indirettamente quel quantitative easing che la Bce, dati i difficili equilibri interni al suo board, è così restia ad attuare direttamente.

Così facendo, però, “l’abbraccio mortale” tra governi e banche si farà sempre più stretto, minando la stabilità dei sistemi finanziari nel caso in cui le turbolenze dovessero riaffacciarsi sui mercati.

Baglioni raddoppia la dose con il suo post Nuovi prestiti Bce, ma le imprese resteranno a guardare“:

Purtroppo, il diavolo si nasconde nei dettagli: se si va a leggere il documento della Bce, che spiega le technicalities delle operazioni, si scopre che potranno essere utilizzate proprio come le precedenti Ltro, cioè per comprare titoli di Stato, visto che non c’è alcun vincolo a usarle per fare prestiti alle imprese. Vediamo perché.
Le prime due tranche di finanziamenti saranno erogate nel settembre e nel dicembre di quest’anno, per un ammontare complessivo di circa 400 miliardi (per l’intera zona euro). Ciascuna banca potrà prendere a prestito dalla Bce una somma pari al 7 per cento dello stock di prestiti in essere alla fine di aprile 2014.

Ovviamente, questo è ormai un dato storico, nella sua prima parte il provvedimento non crea dunque nessun incentivo ad aumentare i prestiti alle imprese.
Qualche incentivo in più viene dal meccanismo con il quale saranno determinate le sei tranche successive, che verranno erogate ogni trimestre, dal marzo 2015 al giugno 2016, per un ammontare complessivo stimato in circa 600 miliardi.

La somma che ciascuna banca potrà prendere a prestito sarà proporzionale al flusso netto di nuovi prestiti erogati nel periodo che va dal maggio 2014 al mese (T-2) dell’operazione: ad esempio, da maggio 2014 a gennaio 2015 per l’operazione che verrà fatta nel marzo 2015, e così via. (1) L’incentivo viene dal fatto che, aumentando il flusso di nuovi prestiti nel periodo corrente, una banca aumenta la somma che potrà prendere a prestito dalla Bce nei periodo successivi. Va però sottolineato che non c’è nessun vincolo nella destinazione dei prestiti ricevuti dalla Bce: possono essere usati a discrezione della banca che li riceve.

In realtà un vincolo ci sarebbe, ma è estremamente debole. Consiste nel benchmark che ogni banca dovrà rispettare, pena la restituzione anticipata (a settembre 2016) dei soldi presi a prestito. Il benchmark definisce una crescita minima dei prestiti nel biennio maggio 2014–aprile 2016.

Peccato che la crescita minima sia pari a zero per alcune banche (quelle che hanno aumentato i loro prestiti nell’anno precedente il maggio 2014) e sia addiritturanegativa per altre (quelle che hanno ridotto i loro prestiti nell’anno precedente il maggio 2014). 

(2) Il rispetto del benchmark è quindi compatibile con il fatto che una banca utilizzi i soldi presi in prestito dalla Bce per comprare, ad esempio, titoli di Stato, senza aumentare di un euro i prestiti alle imprese. Va aggiunto che se anche una banca riducesse i suoi prestiti in misura tale da dovere restituire le Tltro in anticipo, avrebbe comunque ottenuto finanziamenti a tasso agevolato per due anni (anziché quattro). …

Come già abbiamo sostenuto in un precedente articolo, maggiori speranze possono essere riposte nei futuri possibili sviluppi della politica della Bce, che rafforzino il mercato delle Asset Backed Securities e vadano nella direzione del quantitative easing già attuato da tempo da altre banche centrali, con la finalità di potenziare il canale non bancario di finanziamento alle imprese.

Ottimismo contro razionalità

Le considerazioni di Milani e Baglioni sono molto precise. Ancora una volta, nonostante le prime dichiarazioni dei vertici delle banche italiani siano ottimistiche nella possibilità di riversare la liquidità ottenibile dalla BCE nel finanziamento dell’economia, è più probabile che prevalga la linea di forte selettività adottata negli ultimi 12 mesi che consente erogazioni ma solo in condizioni di massima sicurezza. Questo risponde a una duplice esigenza delle banche: evitare un consumo eccessivo di capitale (inevitabile sulle imprese più rischiose) e ridurre il flusso di nuovi incagli e sofferenze che ha piagato e piegato i bilanci bancari nel periodo 2011-13.

La speranza delle imprese e di tanti commentatori frettolosi sui social network è mal riposta; la BCE non ha nemmeno tentato di imporre obblighi di finanziamento alle imprese come aveva provato la Bank of England, peraltro con modesti risultati.

L’aumento del credito rimane affidato a una ripresa dell’economia e all’innesco di mercati alternativi come quello obbligazionario e quello delle operazioni di cartolarizzazione, sulle quali stanno scaldando i motori le grandi investment banks estere, che si aspettano una bella cascata di commissioni di arrangement e di collocamento.

 

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