/12 dicembre ’09/ Alcune modeste riflessioni sulle tematiche geopolitiche affrontate da GIANCARLO ELIA VALORI in particolare nel libro “Il Futuro è già qui ” e sulle sue pubblicazioni dedicate all’Area Mediterannea. / December 12, 2009/ Some modest reflections on geopolitical issues faced by Giancarlo Elia Valori, in particular in the book “The Future is iust here” and his publications dedicated to the Mediterranean Area.


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2001.  

             Attacco alle Torri Gemelle dell’ 11 settembre e adesione della Cina al WTO del 11 dicembre: stratagemmi VI, XVII, XXVIII, XXIX ( Vedi Sanshiliuji : i Trentasei Stratagemmi ).


Proprio come il Titanic, l’ Occidente nel 2001 si è imbattuto nell’iceberg della Cina ma, chissà per quale strana ragione , il Comandante era convinto che l’affondamento fosse legato ad un attacco militare da parte di un certo Bin Laden, costantemente impegnato in qualche parte della nave a procurare qualche altra falla nello scafo e che andava a tutti i costi fermato.
E’ legittimo chiedersi : non è che l’Occidente sia caduto nella trappola preparata ad Est affinché tutto contribuisse ad un cambiamento generalizzato, un’autentica rivoluzione planetaria ?
Facciamo un passo indietro.

Nel saggio di Giancarlo Elia Valori “Etica della Responsabilità”a pag. 217 leggo : < La Prima guerra mondiale destabilizza l’universo imperiale russo, lo rende “territorio di esperimento per le rivoluzioni socialiste”, come era scritto in una carta geografica dell’epoca conservata ancora presso la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, fa entrare Russia e USA nell’agone europeo, destabilizza, per una scelta ingenua dell’Impero britannico, il cuore della penisola eurasiatica al fine di favorire l’espansione di Londra verso l’Asia centrale, l’India e la Cina >.

Tarak Ben Amar nell’introduzione riconosce che “ in effetti, la tradizione più recente della scenaristica globale ci ha abituato a una retorica leopardiana “delle magnifiche sorti e progressive”  della globalizzazione liberalizzante, sorti che – ed è oggi sotto gli occhi di tutti – non si sono materializzate o, dove questo è accaduto, non hanno portato le evoluzioni positive che tutti si aspettavano”.
E ancor più drammaticamente prosegue “L’era del peacekeeping, che ha caratterizzato l’ottimismo della fase successiva alla Guerra fredda, è anch’essa giunta al termine. La guerra è nel nostro futuro e non mi riferisco solo al contrasto al terrorismo jihadista”.

Valori stesso afferma a pag. 218 de “Il Futuro…” < Se nel lungo periodo successivo alla Guerra fredda si separava esplicitamente l’economia dalla politica, sostenendo che se l’economia andava avanti la democrazia sarebbe stata dietro la porta, oggi dobbiamo immaginare che questa – legge dei due stadi- non sia più efficace, se mai lo è stata>.

Certo le forze contrarie all’Occidente trovarono terreno fertile già arato dai vertici delle Multinazionali.
Essi con la compiacenza prezzolata o l’ indifferenza, nel migliore dei casi, delle Dirigenze politiche occidentali hanno spacciato la globalizzazione come la realizzazione, finalmente e magicamente tramite l’economia, dell’esportazione globale dell’ideale illuministico delle Democrazie Occidentali , LibertéÉgalitéFraternité.
I capi delle Multinazionali non sono certo i Pangloss di Candide.
Il loro ragionamento era semplicissimo:

«delocalizzo produzioni inquinanti, labour intensive, a basso valore aggiunto in Paesi bisognosi delle mie unità produttive e privi di tutela sindacale, pertanto disposti ad accettare tutte le mie condizioni senza opposizioni e le cui classi dirigenti, nella peggiore delle ipotesi, siano disposte a chiudere tutte e due gli occhi in cambio di cospicui accrediti in conti offshore ».

« così potremo vendere in condizioni di dumping, rispetto ai concorrenti occidentali rimasti in loco, aggredendo e conquistando rapidamente quote di mercato sempre maggiori ».
Per un manager è un ragionamento legittimo anche se discutibile eticamente (ma sappiamo che queste due categorie non vanno spesso a braccetto specialmente nelle grandi imprese sovranazionali ).
Ma la nostra dirigenza politica dov’era ?

Astutamente Putin, come Valori illustra a pag. 251 de “Il Futuro..” , da perfetto stratega politico, pensa che la rapida globalizzazione dell’economia russa possa essere destabilizzante per il sistema politico e possa rallentare il raggiungimento, per il popolo russo, di un’economia auto propulsiva che porti i cittadini a un livello di vita come quello dei Paesi Ue .

Questa assoluta mancanza di visione e lungimiranza della Classe Politica Occidentale è da ascrivere semplicemente a leggerezza e all’ ignoranza inconsapevole delle conseguenze economiche e politiche per le proprie collettività di tali scelte ?

1. Riduzione al ribasso del reddito e delle tutele dei lavoratori;

2. Chiusura di innumerevoli stabilimenti produttivi e relativo indotto;

3. Aumento esponenziale della disoccupazione e conseguente drastica diminuzione dei consumatori finali proprio di quei beni realizzati all’estero in regime di dumping;

4. Caduta verticale degli investimenti industriali;

5. Crollo dell’entrate tributarie;

6. Obsolescenza delle tecnologie per la produzione manifatturiera made in Italy – tanto produco all’estero- con conseguente caduta degli investimenti in R&S;

7. Nessuna focalizzazione- in patria- sull’innovazione di prodotto e sulla produttività per unità;

8. Trasferimento di know how all’estero.

I prodromi di questa cecità strategica già si erano evidenziati negli anni tra le due grandi guerre e in particolare nel Dopoguerra.
Infatti, invece di sostituire il vecchio odioso colonialismo con un soft power capace di accompagnare nell’autosufficienza le popolazioni locali nella loro crescita si è preferita o una precipitosa ritirata o un accanimento perdente su situazione già sfilacciate dalla propaganda del blocco socialista.
A margine di questo discorso non trovo affatto lungimiranti per gli interessi geopolitici occidentali ( benché fruttuoso nell’immediato per la nostra Compagnia di Stato ) lo sparigliare delle carte attuate da Enrico Mattei nel mercato petrolifero (per inciso, non sto facendo l’avvocato delle 7 sorelle che pur hanno avuto le loro responsabilità nel crearne le condizioni): la formula del 75% dei profitti ai paesi produttori di petrolio non trovo, ex post, che abbia dato i frutti sperati, men che meno alle popolazioni interessate.                Anzi quelle risorse elargite nelle mani delle corrotte classi dirigenti locali, prematuramente lasciate a sé stesse dalla veloce ritirata delle potenze europee sono state indirizzate

<all’espansione della spesa militare> cito da pag. 141 < che permette il controllo della popolazione, il mantenimento delle materie prime presenti nel proprio territorio, l’acquisizione di quelle materie che si trovano nei Paesi vicini e, soprattutto, la gestione di un’economia dell’impoverimento progressivo di massa che stronchi sul nascere possibili ribellioni e determini un comportamento parassitario delle élite: “la dittatura della ciotola” >.

*******Le grandi occasioni perdute dall’ Occidente successivamente: ovvero come perdere una guerra dopo averla vinta !

1)                    –  9 NOVEMBRE 1989 – CADUTA DEL MURO DI BERLINO –

L’ex URSS è nel caos più totale. La popolazione russa è, per la maggior parte, entusiasticamente predisposta al messaggio occidentale.
E l’ Occidente che fa ?  lascia nel caos le diverse realtà statuali ed etnie del vecchio impero non portando a fondo la propria vittoria. Pensava ingenuamente che la propria way of life avrebbe viaggiato attraverso l’ex impero come le bottiglie della Coca Cola.

a.  < Tra il 1992 e il 1994, anni in cui l’UE si ridisegnava dopo la Guerra fredda > cito da pag.66 de “Il Futuro…” < si sarebbe anche potuto, in sostituzione di politiche di apertura, aumentare gli investimenti in tecnologie produttive. Un aumento di investimenti che avesse prodotto un 1% in più di produttività unitaria media avrebbe, omissis…,evitato gli effetti negativi dell’invecchiamento della popolazione europea > < In quella fase la riaffermazione della leadership europea nella tecnologia, materiale o immateriale, avrebbe attirato verso il Vecchio Continente quei Paesi che, dopo la caduta dei blocchi contrapposti, erano in fase di crescita e potevano, in cambio di tecnologie, investire i loro profitti in area UE >.
b.   La Politica avrebbe potuto (cito da pag.108) <favorire, sempre con strumenti di mercato, le grandi multinazionali dell’agribusiness nell’impostare una politica di protezione ambientale delle loro proprietà nel Sud del mondo, con una rete di sconti fiscali in rapporto alla verifica dell’applicazione di tecniche, metodologie, modalità di estrazione/produzione, trattamento del prodotto agricolo in quei paesi. Se è vero che le multinazionali hanno la possibilità di evitare le strettoie fiscali o di selezionare il trattamento fiscale meno sfavorevole per loro, è però vero che esse vendono i loro prodotti nel Primo Mondo e il bene finale può essere tassato anche in proporzione all’effettiva protezione per l’ambiente…..>

Poniamo ora di possedere “la macchina del tempo” ed immaginare un Occidente che avesse approcciato con una intelligente global strategy i vari scenari storici.


2)             Ex UNIONE DELLE REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE  URSS/CCCP


a.     Totalmente miope fu l’appoggio logistico e militare fornito ai Taliban in Afghanistan in funzione antisovietica;                                molto probabilmente la disfatta per l’armata rossa sarebbe giunta ugualmente anche se più lentamente.                                                                In compenso è stata irrorata e rafforzata la forza più retriva del fondamentalismo islamico in un luogo altamente strategico.
b.    Stesso discorso per la benevolenza accordata al rientro dell’ayatollah Khomeini in Iran il 1°febbraio 1979 dopo la caduta dello Scià sempre in funzione antisovietica.
Con Eltsin al Cremlino gli Usa avrebbero dovuto, porre molto meno l’accento di quanto abbiano fatto, sula loro possanza bellica/militare, urtando l’orgoglio nazionale dell’ ex Potenza nemica.

                                                                                                                                                                                                                                                                                  Al contrario avrebbero dovuto enormemente potenziare le operazioni di intelligence e coordinamento con le polizie dell’ex impero per evitare ciò che è accaduto: il trasferimento e il saccheggio del potente arsenale militare a beneficio di piccole e medie potenze eversive e il conseguente disfacimento dell’ Esercito Russo parallelamente al notevolissimo arricchimento delle varie mafie locali.

Gli USA ben meglio avrebbero fatto ad utilizzare il proprio gigantesco apparato militare in funzione tranquillante di custode dello status quo nei confronti del potere centrale russo verso gli ex paesi URSS desiderosi di affrancarsi con mezzi più o meno pacifici e democratici.

La UE avrebbe dovuto assumersi il ruolo strategicamente più importante: l’assimilazione per gradi ma rapida di tutto l’ex impero sovietico nell’area di scambio europea, soprattutto della Vecchia Madre Russia, prima che le ex oligarchie comuniste diventassero, come poi è successo, delle potentissime oligarchie economiche appropriatesi, per quattro rubli, delle maggiori risorse produttive e estrattive dell’ex URSS. Sostenere inoltre la popolazione con potenti iniezioni di welfare statale in sostituzione del vecchio assistenzialismo socialista né più né meno di quanto la Germania di Helmut Kohl andava facendo con la ex DDr.

3)                                                            CINA

Prima delle quattro modernizzazioni avevamo questa fotografia.
a)       Un paese con una popolazione altamente dispersa nelle campagne e a livelli di sussistenza se non di povertà;
b)       Una bassissima qualificazione della manodopera;
c)       Scarsità di tecnologia;
d)       Esercito numeroso ma mal equipaggiato;
e)       Armamenti nucleari certo ma di nessuna rilevanza per la crescita del paese;
f)        Nemici storici vicini molto più progrediti e capaci di contenerne l’espansionismo (uno su tutti il Giappone);
g)       Mancanza di un sistema educativo eguagliabile a quello occidentale;
h)      Scarsa compattezza delle varie etnie controllate e domate con pugno di ferro dall’esercito di Pechino.

Invece hanno stravinto con la controparte occidentale al tavolo da poker con bluff senza pari :

Stragemma VI – Clamore a Oriente attacco a Occidente ( vedi quanto detto a proposito dell’ingresso nel WTO su una possibile correlazione tra la strategia jihadista e le concomitanze di interessi, anche solo momentanee, ma strumentali agli interessi cinesi).

Concatenazione dello Stratagemma XVII – Lanciare un mattone per ottenere una giada – e del XXIX stratagemma – Far spuntare i fiori sull’albero ( Vedi Sanshiliuji : i Trentasei Stratagemmi ).


Il “mattone” era il minacciato assalto, tramite l’economia grigia o nera, di scadenti prodotti cinesi, ai mercati del Primo Mondo con la complicità delle Multinazionali, quasi esclusivamente  Euro-Statunitensi, nell’indifferenza se non con la complicità della politica.

E’ facile presupporre che il consumatore occidentale con i livelli di reddito e occupazione pre-Cina, dopo aver sperimentato un prodotto cinese della prima fase di industrializzazione del Dragone, in seguito non ne avrebbe ripetuto l’acquisto [ sfido tutti voi ad entrare nelle cucine di un normale ristorante cinese 🙂 ].

In realtà chi da anni già frequentava per business l’Impero del Dragone sapeva che non più di 150 milioni di cinesi sarebbero entrati nell’area del benessere, pertanto con un saldo netto passivo completamente a sfavore rispetto ai posti perduti in Occidenti. Ma anche se ciò non fosse stato ( ed invece è andata proprio così ), gli analisti ben addentro alle cose cinesi ben sapevano quanto la mentalità cinese sia sinocentrica – con una certa componente di superiorità rispetto agli “Stranieri” –  e con un concetto di sé molto autarchico.

Risultato: ecco l’accorrere degli impauriti tecnici occidentali che s’affollano in massa a portare la “giada” di cui aveva vitale bisogno il gigante cinese per le sue rivoluzioni industriali: know how, investimenti hi tech,tecnologia avanzata.

La preziosità del know how manifatturiero e i segreti della lavorazione non è cosa di oggi e già ne erano ben più che consapevoli le manifatture della vecchia Europa.

Apro una digressione storica per  ricordare, per esempio, lo Statuto della Fraglia degli Orafi di Vicenza del 1300 : in esso era fatto dovere degli artigiani di raccogliere, custodire e tramandare nel corso tempo i segreti
della lavorazione del prezioso metallo ed era prevista perfino la pena di morte al “fratello” che avesse rivelato a potenza straniera questi i segreti .

In realtà La Cina ha sempre mirato a costruire un forte “Beijing consensus”, proponendosi come nuovo modello culturale soprattutto in Africa, nel Sud-est Asiatico e in America Latina.

Quanto riscontrato in un memoriale dei Ming del 1425 è significativo della continuità storica dell’esercizio del Zhongguo ruan shili, il soft power cinese: “gli insegnanti fungono da modelli. Utilizzare i costumi cinesi per cambiare i costumi degli stranieri: non vi è nulla di più importante di questo”.
Senza arrivare a questi eccessi :-), forse si poteva dispiegare una politica più accorta ed intelligente nei rapporti con una potenza (di argilla) mal equipaggiata, in forte crisi economica soprattutto nelle campagne, con etnie fortemente frastagliate, una presenza islamica non priva di problemi per il Partito Comunista (vedi Xinjiang ma anche Ningxia, Qinghai, Hunan e Henan ) e con una burocrazia fortemente corrotta.
Scopo raggiunto: nel gioco del giapponese si direbbe Tsuru No Sugomori ,“Le gru ritornano al nido”, abile manovra con cui si catturano i pezzi nemici.
Concetto che potremmo appaiare al XXVIII Stratagemma – Far salire sul tetto e portar via la scala- .


Ciò che gli Occidentali non capiscono o alcuni di loro hanno fatto finta di non capire per interesse personale a breve termine e quindi senza nessuna proiezione strategica si riflette esattamente nell’ intervista rilasciata da Giancarlo Elia Valori ad Andrea Mothier :

< Il pensare a una tensione dialettica in Cina, oggi, tra “free market” (o capitalismo) da un lato e “sistema politico comunista” dall’altro, non è soltanto ingenuo, ma peggio un vero e proprio errore strategico culturale. Il capitalismo cinese è in funzione “sino centrica”. La Cina ha sempre letto, con Mao Zedong, il capitalismo come un’invenzione dei “cani occidentali”. Per la dirigenza del PCC, l’espansione della base produttiva è finalizzata alla costruzione di un “impero di Mezzo” rosso>. 

Mi piace riportare l’osservazione di Mothier quando riporta ciò che affermava l’economista Carlo Maria Cipolla che ricordava come in cinquecento anni di commercio con la Cina, gli occidentali non fossero riusciti ad esportare nulla, a parte gli orologi, ben più imprecisi di quelli in uso in Cina, ma che venivano utilizzati per osservare lo scorrere del tempo.

Per uno stratega occidentale, la soluzione, per l‘ormai inarrestabile (forse) gigante cinese, deve fare di necessità virtù.

Le linee sono tracciate ne’ “Il Futuro…” a pag. 160 e 215,  laddove afferma < che gli USA sono destinati a unire la liberalizzazione politica ed economica ad un sempre minor spazio della sua realizzazione istituzionale. Tanto maggiore sarà il tasso di liberalismo classico che verrà mantenuto nelle istituzioni politiche Usa, tanto minore sarà l’unità di spazio e la quantità di persone sulle quali questa procedura liberale sarà applicata. Più che di regionalismo o federalismo classici, si tratta qui di una politica di “canonizzazione” dell’area nordamericana e dei Paesi aderenti al Nafta > ancora < Nella nuova logica dell’amministrazione Usa buy american, inoltre, la diminuzione delle esportazioni cinesi, omissis…, la Repubblica Popolare Cinese potrebbe valutare con estremo interesse una proposta geoeconomica nella quale la nuova area euromediterranea orientale diviene mercato di sostituzione per importazioni ed esportazioni cinesi, e dove la quota degli Investimenti esteri diretti cinesi potrebbe aumentare, integrarsi con quelli dei Paesi Ue e generare l’integrazione di un’area tra Maghreb e Mediterraneo centro-orientale che implicherebbe, insieme alla Russia, il vero e proprio confine del Medio Oriente a nord >.

IL COLONIALISMO ED IN PARTICOLARE LA QUESTIONE AL QAIDA  – IL JIHAD DELLA SPADA E DELLA PAROLA.

Un vecchio amico di famiglia (che chiameremo Mario), di umili origini liguri, negli anni a cavallo tra le due guerre, emigrò ed andò a  cercare fortuna in Sudafrica.
Colà, precisamente a Johannesburg, Mario aprì una piccola locanda perlopiù frequentata da minatori.
Costoro avevano l’abitudine di saldare i conti non con moneta corrente ma con piccole pietruzze brillanti che fecero la fortuna del nostro amico…. una grande fortuna.
Mario però mai dimenticava L’Italia natia ed essendo amico di famiglia spesso da giovanotto trascorrevo, durante le estati in collina, del tempo con lui, affascinato dalla sua vita avventurosa e straordinaria.

Quando l’Occidente cominciò ad essere scosso dalla questione dell’apartheid, io ero un giovane adolescente pieno di ideali e lui un saggio e navigato settantenne.
Furiose discussione ci dividevano sul tema dell’apartheid.
Mario sosteneva che il giorno in cui la popolazione di colore fosse stata lasciata a sé stessa sarebbe scoppiata la guerra civile e con essa le epidemie e la distruzione dell’economia del Sudafrica, mentre, fino in quel momento, a suo parere, il governo bianco garantiva loro, pur all’interno dei ghetti, un adeguato livello d istruzione e assistenza sanitaria, abitazioni dignitose e condizioni di lavoro accettabili, sicurezza e protezione impedendo conflitti tra le varie etnie.
Naturalmente, di fronte a queste affermazioni io gli davo in testa tacciandolo di sfruttamento, egoismo capitalistico bianco, dandogli quasi del negriero.

Oggi, res melius perpensa, e fatti i doverosi distinguo e con gli opportuni accorgimenti, ritengo che un neo colonialismo non degli eserciti e della discriminazione razziale, ma illuminato e massimamente rispettoso delle diversità e dei diritti dei Cittadini basato sul Soft Power possa, dove ancora applicabile, sortire effetti molto più produttivi e infinitamente meno costosi di operazioni militari del tipo Iraq o Afghanistan.

Mi domando, come mai i Paesi che hanno “subito” una colonizzazione più persistente ed inclusiva nel tempo, sono proprio quelli che hanno agguantato l’attuale modernizzazione con i tassi di sviluppo più alti (l’ India e tigri asiatiche per tutti) ?

Come mai, così non è, per quelli che invece hanno subito delle colonizzazioni brevi e/o poco incisive ( ad es. Somalia, Eritrea, Etiopia, Sudan ) ?

Il Soft Power si basa sull’autorevolezza interna ed esterna di chi lo utilizza.
Il Soft Power dell’Occidente era basato su due assi portanti principali:

a)    Un grande strato della popolazione appartenente a quella che viene definita “Classe Media”;
b)   Ampia possibilità di “Mobilità Sociale”.

In subordine, ma non meno importanti e strettamente correlati:

c)    Formazione continua e estremamente qualificata;
d)    Ecclesia libera in libera Patria.

Scrive Marco Onado

< Robert Reich, docente di politica a Berkeley e ministro del lavoro durante il primo governo Clinton, in “Afterschok. The next economy and America’s future” ci conduce alla ricerca della causa causarum della crisi e la individua nei processi di distribuzione del reddito che hanno caratterizzato gli ultimi trent’anni in tutti i paesi industriali, a cominciare da Stati Uniti e Regno Unito.
I numeri sono tanto impressionanti quanto inconfutabili: l’un per cento degli Americani più ricchi negli anni settanta contava per il 9 per cento del reddito totale; nel 2007 la loro quota era salita al 23 per cento, significativamente lo stesso valore del 1928. Il reddito mediano ( cioè quello che divide esattamente in due la popolazione) è diminuito in termini reali negli ultimi trent’anni.
Di qui il punto di partenza dell’analisi di Reich: in queste condizioni , egli sostiene, dire che gli americani hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi perché consumano più di quanto producessero è una mezza verità e dunque una mezza bugia. Il problema era che la maggioranza della popolazione era stata esclusa dalla distribuzione delle risorse create negli ultimi trenta anni, ma nello stesso tempo continuava a vivere in un clima di euforia sullo stato di salute dell’economia e sulla capacità di creare posti di lavoro.                               Per aumentare la loro capacità di spesa, gli Americani hanno accettato le condizioni più severe che i modelli di flessibilità del lavoro imponevano, aumentando così il reddito familiare, ma soprattutto si sono indebitati fin sopra i capelli, grazie ai bassissimi tassi di interesse, all’innovazione finanziaria e a una politica aggressiva di molti operatori di mutui ipotecari. Come in una partita di poker in cui le fiches si concentrano nelle mani di pochi giocatori, gli altri potevano continuare a giocare solo a credito. Quando nessuno è stato più disposto a concederne, la partita è finita >.

A questo punto Reich giungendo alla conclusione afferma < La produzione di massa deve essere accompagnata da consumo di massa e questo richiede una distribuzione del reddito ragionevolmente uniforme. Non a caso, si tratta degli anni in cui un sociologo coniò la felice espressione “American Dream”: un sogno di progresso individuale ma anche di egualitarismo >.

D’altronde, già i più avveduti tycoon statunitensi , da Bill Gates a Larry Ellison a Warren Buffet hanno proposto tassazioni fortemente penalizzanti per le grandi fortune in ragione di un ritorno ad una corretta redistribuzione del reddito.

E’ su questi principi cardine che poggia la “formula segreta”del successo del modello occidentale e in ispecie della Way of Life statunitense.

Non sono fantasie di un tempo passato per sempre …..  è di questi giorni la pubblicazione da parte del Guardian di un cable, reso pubblico da Wikileaks, dell’Ambasciata Usa in Arabia Saudita.
In esso David Latterman viene definito Agent of Influence;  il canale MBC 4 gode di fortissima audience così come CBS, ABC Evening news, David Latterman appunto, Desperate Housewives, Friends e similari , tutti senza censura e con sottotitolazione in arabo.

“Un anonimo alto funzionario saudita afferma” vi si legge “che questa programmazione è molto popolare anche in angoli remoti del territorio, anche tra le comunità più conservatrici del Paese, dove egli ha detto di “non vedere più i beduini ma i bambini in abiti occidentali” che ora sono interessati al mondo esterno.

“ Il Governo” prosegue la fonte “sta spingendo questa nuova apertura come mezzo per contrastare gli estremisti “ “Si gioca tutto sulla guerra di idee qui e la programmazione americana su MBC e Rotana sta conquistando i Sauditi in modo straordinario, tanto che Al Hurra (emittente direttamente foraggiata dal governo Usa a suon di centinaia di milioni di dollari) e altri mezzi di propaganda Usa non tengono in alcun modo il confronto. I Sauditi sono ora molto interessati al mondo esterno e tutti vogliono studiare negli Stati Uniti se possono. Sono affascinati dalla cultura degli States in un modo mai verificatosi.”
Sempre nel cable si citano come significativi i successi di Film come “ Michael Clayton” con George Clooney,illustrazione esemplare di onestà eroica di fronte alla corruzione o di “Insomnia” con Al Pacino, dove si celebra il rispetto della legge oltre l’interesse personale.

Quei valori, quella possibilità di agiatezza diffusa, di mobilità sociale sapientemente propagandati dalla fabbrica Hollywoodiana, riveduti e corretti con i nuovi valori dei nostri tempi quali sostenibilità ambientale, la decelerazione consumistica e maggiore attenzione alla qualità, valorizzazione dei beni immateriali, un accentuato senso della responsabilità personale e collettiva possono di nuovo riempire l’immaginario delle masse mondiali dominate da élite autoreferenziali.

Chiunque di noi, a qualsiasi razza o religione appartenga, che cosa auspica per il proprio futuro e dei propri figli ?
Forse una mamma della striscia di Gaza può realisticamente immaginare che sia meglio per il figlio immortalarsi come martire di Allah se come concreta alternativa – senza perpretare alcuna violenza culturale e/o simbolica – potesse constatare che quei principi, che sono immanenti anche a livello inconscio in qualsiasi humus culturale (in fondo parliamo di equità e giustizia sociale), sono realmente perseguibili anche a quelle latitudini ?
La risposta è  sì.

Certamente non sarà l’attuale Establishment politico/economico così insipiente che sarà capace di portare a compimento un progetto così ambizioso e purtroppo, all’orizzonte, non solo non si intravedono crisalidi in attesa di divenir farfalle ma neanche l’ombra di un baco da seta.

Per quanto riguarda il desolato panorama Italiano in materia, non si può che essere grati a Giancarlo Elia Valori che, grazie alla sua esperienza ed alle sue molteplici relazioni internazionali, prova a sprovincializzare, con i suoi lavori e le sue pubblicazioni, il dibattito nazionale spesso ripiegato sull’orticello di casa.

L’Italia, che amiamo e che vorremmo rimanesse ancora una delle Potenze Industriali del Pianeta, meriterebbe dei Think Thank Istituzionalizzati, dotati di mezzi e soprattutto di grandi cervelli ( che non ci mancano ma vengono costretti ad emigrare all’estero per  estrinsecare il proprio talento ) al servizio del Sistema Nazione ( notate: non ho scritto “Paese”) all’ altezza delle sfide nelle quali già si cimenta quotidianamente.

Marcello Lopez

NOTA DELL’ AUTORE 

Questo scritto è stato concepito a cavallo tra il 2009 e il 2010;  pertanto qualche osservazione potrebbe risultare un po’ “rafferma”, senza tuttavia togliere validità all’ Insieme.

2 responses to “/12 dicembre ’09/ Alcune modeste riflessioni sulle tematiche geopolitiche affrontate da GIANCARLO ELIA VALORI in particolare nel libro “Il Futuro è già qui ” e sulle sue pubblicazioni dedicate all’Area Mediterannea. / December 12, 2009/ Some modest reflections on geopolitical issues faced by Giancarlo Elia Valori, in particular in the book “The Future is iust here” and his publications dedicated to the Mediterranean Area.

  1. I personally wanted to discuss this post, “/12 dicembre 09/ Alcune
    modeste riflessioni sulle tematiche geopolitiche affrontate da
    GIANCARLO ELIA VALORI in particolare nel libro Il Futuro è già qui
    e sulle sue pubblicazioni dedicate allArea Mediterannea.
    / December 12, 2009/ Some modest reflections on geopolitical issues faced by Giancarlo Elia Valori, in particular in the
    book “The Future is iust here” and his publications dedicated to the Mediterranean Area.
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    Thanks a lot, Earle

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