Italia, rischio default nei prossimi sei mesi. L’allarme di Mediobanca


crisi-euro-248151

sabato 22 giugno 2013

BY ADMIN :                                                  PREMESSA

per gli antefatti preparatori di questo disastro Vi invito a leggere ciò che ebbi a scrivere nel Manifesto” di codesto Blog a partire dal capitolo intitolato Everithing Made in Italy On Sale Now il cui link è : http://wp.me/P2qWaW-Mb.

     NEL MERITO

Io mi chiedo, nella mia infinita pochezza, in quale sorte di incantesimo, nella più benigna delle ipotesi, o per quale astronomica somma o promessa di potere, la nostra ineffabile classe dirigente persegue cocciutamente un modello europeista che non ha più alcun senso, se non il Seppuku.

Forse che un senso di nichilismo autolesionista si sia impossessato di loro?

Forse che la Nazioni Nordiche della UE abbiano attuato, grazie a sofisticate apparecchiature scientifiche di condizionamento psichico, delle tecniche subliminali che inducono alla c.d.  sindrome di Stoccolma i nostri rappresentanti politici con i loro sherpa al seguito ?

Forse che abbia attecchito, nelle loro insondabili menti, il modello Billionaire alla Briatore, che sogna un’ Italia desertificata industrialmente e trasformata in un immenso villaggio turistico dove i nostri giovani potranno sbizzarirsi tra lavori “ad alto valore aggiuntissimo” come ad es. camerieri, pizzaioli, addetti alla conciergerie, hostess, animatori, deejay, accompagnatori, escort, toy boy, presso hotel, villaggi e strutture turistiche detenute dai ricchi nordici desiderosi di svernare e spendere i loro euro nella coreografica e folkloristica Italia tutta Pizza, Mandolino e Mafia Tours?

E’ vero che nei periodi bui in cui la classe dirigente apicale “giganteggia” per “nanismo” politico/strategico è più  probabile che a cascata, in subordine, i posti chiave siano occupati da cialtroni della peggior specie senza arte né parte che esprimono il massimo del loro ingegno nell’ interpretazione del ruolo che gli è più congeniale:  yes man e/o Arlecchino servitore di due padroni.

Ma un’Italia di cui c’è da essere orgogliosi, che ogni mattina si alza per compiere il proprio dovere non solo per sopravvivere, ma per lottare e per far risalire la china a questo Paese… ESISTE. Certo è un’Italia minoritaria, proporzionalmente al cialtronismo dilagante, ma uno di loro vale per dieci di un altro Paese:

  • Sono gli imprenditori che resistono nonostante la burocrazia asfissiante, le tasse, le malavita organizzata;
  • i nostri studiosi che ritornano dall’estero per tentare di riportare merito ed efficienza nelle Università e nei Centri di Ricerca;
  • i nostri artigiani, con il loro antico sapere e la loro capacità innovativa, costretti a competere con le scellerate politiche di dumping attuate dai paesi emergenti introdotti nel WTO e nella UE in virtù delle pressioni della c.d. Corporatocracy ovvero il potere ormai incontrastato dell’ Oligopolio delle  Corporations sulla vita dei cittadini anche delle antiche Democrazie Occidentali;
  • sono gli uomini delle Istituzioni che nonostante gli ostacoli materiali, le pressioni indebite o le minacce occulte o palesi fanno il loro dovere e, anche di più, comunque.
  • sono tutti quei lavoratori che con caparbietà difendono la loro azienda e tengono duro, accettando contratti di solidarietà, compartecipando all’attività di impresa, facendo straordinari non pagati.

Le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione selvaggia senza regole uguali per tutte, si sono rivelate per quello che serano: UNA DELLE PIU’ GRANDI TRUFFE AI DANNI DELLE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI ED ALLA SUA CLASSE MEDIA.

Schiatte di Accademici e Politici con aria di sufficienza professorale per anni ci hanno propalato le fantastiche prospettive di praterie vergini e  sconfinate colme di potenziali infiniti acquirenti affamati di prodotti occidentali che avrebbero rimpiazzato gli ormai saturi mercati delle antiche democrazie industriali occidentali.

Mai pronostico fu più azzeccato; dopo il crack del 2008 e l’implosione delle economie occidentali scopriamo in questi giorni che i fantastici BRICS, SENZA i consumatori occidentali, vanno in asfissia economica e, ci accorgiamo con stupore, che le loro genti che avrebbero dovuto beneficiare di questo nuovo benessere, sono invece diventati schiavi della macchina del dumping industriale lche gli ha tolto persino la dignità di contadini, ora che non possono neanche più coltivare il loro antico podere, ormai inquinato nell’aria e nella terra fin nella profondità delle falde acquifere, in un ambiente irremediabilmente compromesso da un laissez faire selvaggio, senza regole e tutela alcuna, sia del lavoratore che dell’ambiente.

Se qualcuno dei nostri policy maker riprendesse miracolosamente contezza della realtà, non avrebbe dubbi nel prospettare ai partner del Nord Europa, ed in ispecie alla Germania, delle condizioni irrinunciabili per la continuazione del progetto Europeo:

  1. o la Germania accetta di fare ciò che uno dei padri dell’Euro Helmut Schmidt afferma ” per uscire dalla crisi sarà inevitabile un indebitamento comune che noi tedeschi non dobbiamo rifiutare per ragioni di egoismo nazionale”. “Al contempo, continua Schmidt, la Germania dovrà sostenere drastiche regole nella finanza e una politica fiscale comune” ma pure ”misure per la crescita”.”La ricostruzione sarebbe stata impossibile senza aiuti” e ora ”noi tedeschi abbiamo buone ragioni per essere riconoscenti e abbiamo l’obbligo di ricambiare con dignità la solidarietà ricevuta. Sono convinto che rientri nell’interesse strategico a lungo termine della Germania non isolarsi e non farsi isolare” soprattutto all’interno dell’Unione europea: ritengo che questo vada oltre qualsiasi altro interesse di partito”.
  2. o le Nazioni del Sud Europa dovranno sganciarsi dal blocco del D-Mark ( Olanda, Austria, Finlandia e forse Belgio), che hanno interessi e strategie industriali diverse se non opposte all’Area Sud Europea, e creare un Euro del Sud.

 BY M L

______________________________________________________________________

LA RIVELAZIONE

L’Italia ha sei mesi di tempo per evitare di dovere bussare alla porta dell’ Europa e chiedere un piano di salvataggio. L’allarme arriva da un rapporto di Mediobanca Securities, citato oggi da Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano. Secondo la controllata londinese della banca, il Paese deve al più presto ritrovare la via della crescita servendosi delle riforme varate dal governo Monti, altrimenti l’aggravarsi della crisi, scrive l’analista Antonio Guglielmi, “potrebbe costringere il Paese alla richiesta di salvataggio”.

Secondo il report la situazione è persino “peggiore” a quella del 1992 anche perchè l’Italia “non può più contare sulla leva della svalutazione”.

Il rapporto di Guglielmi sottolinea un fenomeno inquietante: di recente sul mercato in vari momenti (anche ieri) il rendimento dei Btp ha superato quello dei Bot di pari durata. Perché i mercati chiedono un interesse più basso per un Bot che dovrà essere rimborsato tra sei mesi rispetto a un btp ventennale emesso 19 anni e sei mesi fa? “Questa differenza di rendimento non ha alcuna ragione di esistere a meno che i mercati non stiano facendo differenza tra i bond a rischio ristrutturazione (Btp) e quelli non soggetti a ristrutturazione (Bot e strumenti di mercato monetario)”. Traduzione: gli investitori si aspettano che nei prossimi sei mesi l’Italia possa dichiarare una parziale bancarotta sul suo debito.

I rimedi

Per invertire la rotta, e dare una sforbiciata pesante agli oltre 2000 miliardi di debito pubblico, il report valuta si possano reperire fino a 75 miliardi “senza danneggiare i consumi”. Da un innalzamento delle aliquote sulle rendite finanziarie, con esclusione dei titoli di Stato, a un prelievo una tantum al 10 per cento più ricco della popolazionecon un patrimonio superiore a 1,3 milioni di euro, da cui si potrebbe ottenere, secondo Guglielmi, fino a 43 miliardi di euro. Altri 20 miliardi potrebbero essere recuperati dai capitali nascosti in svizzera. Due miliardi, infine, da un condono edilizio.

Tempi stretti

Una sorta di ultimatum, quello lanciato dal report, che arriva mentre il governo si appresta a rinviare proprio in autunno tutte le principali inizative economiche, dal blocco dell’innalzamento dell’iva, alla rimodulazione dell’Iva, fino a una più incisiva riforma del mercato del lavoro, per la quale il ministro Giovannini non è riuscito a reperire le risorse già a giugno. Il tutto, mentre la cornice europea e mondiale rischia di infuocarsi. Dalla nuova esplosione della crisi greca (e anche da Cipro nei giorni scorsi sono suonati diversi campanelli di allarme), alla possibile chiusura progressiva dei rubinietti della Federal Reserve, annunciata tre giorni fa da Ben Bernanke. Segnali di incertezza e preoccupazione che potrebbero impattare direttamente sullo spread. Ecco perchè la politica del “ne riparliamo” messa in atto dal governo Letta, fra qualche mese, potrebbe presto diventare carta straccia. Perché tra qualche mesi potremmo avere altro di cui parlare.

Rapporto Mediobanca sul default Italia: se i governi sono ostaggio dei mercati arrivano gli avvoltoi

Guido Salerno, Huffingtonpost
“Italy on sale”: oggi è peggio del 92. Allora si svendette solo l’industria di Stato, magari ad altri italiani indebitati, con le banche angloamericane che lucravano sugli invisibles, gli interessi pagati dalle imprese comprate a debito dai nuovi capitalisti e le ricche provvigioni. Serviva a salvare l’Italia dalla bancarotta: la solita scusa per depredarla facendosi pure ringraziare.
Dopo il papa straniero, quello laico che doveva salvare l’Italia dal baratro, e invece ce la ritroviamo dentro, è la volta degli avvoltoi. Chi li guarda volteggiare in aria non ha più dubbi: “L’Italia è in bancarotta.
NEW YORK PALAZZO DELLA BORSA

NEW YORK PALAZZO DELLA BORSA

Rischia un default nei prossimi sei mesi!” Un titolone così fa sempre un grande effetto, soprattutto se si basa su un dossier riservato della più grande banca d’affari italiana, visto che le preoccupazioni sono espresse in un dossier riservato di Mediobanca Securities, la controllata londinese della capofila milanese che proprio in questi giorni ha deciso di abbandonare una strategia decennale, quella di essere il nume tutelare della galassia del nord, del capitalismo familiare italiano. Una ciliegia tira l’altra: tutto si tiene.

L’ultimo in ordine di tempo ad aver tagliato la giugulare all’economia italiana è stato il risanamento strutturale deciso dal Governo Monti. Sono i suoi stessi documenti previsionali che dimostrano come la cura sia stata sbagliata: al netto degli aiuti all’estero, secondo il Def presentato ad aprile del 2012, quest’anno il rapporto debito/pil sarebbe stato del 117,9%. Ad aprile scorso, come ultimo atto prima di lasciare Palazzo Chigi, la stima è stata aggiornata: siamo al 126,9%. Invece di diminuire rispetto all’anno precedente, è aumentato di nove punti. L’Italia è in ginocchio, tra tasse, tagli e credit crunch, visto che da maggio scorso il credito ai privati è diminuito di 51 miliardi. Siamo rosolati a dovere.
I modelli di business si adeguano ai tempi: per le grandi case d’affari ora è il tempo di comprare dai debitori in difficoltà. Fu così con i Paesi dell’est subito dopo la caduta del Muro, pieno di finti turisti pronti a fare affari: contanti in tasca e pacca sulla spalla. Arrivavano sapendo che avrebbero potuto portar via per pochi soldi intere collezioni di porcellane antiche, case con vista sul Danubio, ma soprattutto industrie da rimettere in sesto con l’apertura del mercato europeo, con i contributi della UE e salari da fame. Con i nostri soldi e licenziando i nostri operai, la povertà dell’est post-comunista è stata per anni l’Eldorado di banche e capitani d’industria.
A essere maligni, si potrebbe pensare che basta poco, non serve neppure soffiare sul fuoco: la Borsa di Istambul ha perso il 19% in un mese, mentre due giorni di proteste in Brasile sono bastati per mettere i capitali in fuga. Un Paese indebolito è costretto a svendere, dalle aziende pubbliche alle reti di comunicazioni: il caso della Grecia è di questi mesi.

  Ora ci si accinge a fare dell’Italia un sol boccone di imprese e patrimonio immobiliare. Le imprese hanno i bilanci in rosso, e le famiglie sono in difficoltà con le rate dei mutui. Le banche devono sgravarsi delle sofferenze: pazienza per le nuove perdite, che si chiede allo Stato di dedurre in unica soluzione per pagare meno tasse. Si vende tutto al 20% del valore di libro: comprano i ristrutturatori. Le aziende e le case andranno all’asta, per un tozzo di pane: in fumo i sacrifici di una vita. Quando i prezzi saliranno, il ristrutturatore si troverà un bel guadagno: è solo questione di tempo.

Servono, quindi, soldi liquidi per comprare a sconto dalle stesse banche i debiti incagliati, intere aziende, centri commerciali, immobili di ogni tipo: forse è per questo che si cambia modello di business, si dichiara al mondo che è una inutile perdita di tempo stare appresso ai patti di sindacato, con i soci sussiegosi che magari chiedono di ripianare le perdite con nuovo credito ed altro capitale. Bisogna vendere le partecipazioni e mettersi in caccia. Un dossier in contemporanea sulla situazione disastrata delle finanze pubbliche italiane ci sta tutto, tanto il rischio di default è prezzato quotidianamente con i Cds.
Facciamo due conti: su un mutuo al tasso del 5%, il capitale raddoppia in quindici anni. Comprare un’immobile al 20% del prezzo dell’ipoteca è un gioco da ragazzi: basta la crisi, una rata saltata e un’asta deserta. Fra tre anni, quando il mercato si riprenderà e si venderà all’80% del prezzo dell’ipoteca, il capitale sarà quadruplicato in un quinto del tempo.

C’è quando serve mettere il denaro per far comprare e quando toglierlo per costringere a venderle, ma le lacrime di chi perde la casa rendono più del sudore di chi la paga. Se i Governi sono ostaggio dei mercati, aleggiano gli avvoltoi.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s