Reinventing the wheels and other amenities: the SuperNotes


by     TYLER DURDEN              ___________________________

E’ iLogo figo fight clubncredibile come diamo credito a favolette del tutto inventate.

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Come ci ha ricordato Karl Popper, la teoria sociale della cospirazione è l’opinione secondo cui tutto quel che accade nella società è il risultato di un preciso proposito perseguito da alcuni individui, o gruppi potenti. Quest’opinione è assai diffusa, anche se si tratta, in certo senso, indubbiamente, di una specie di superstizione primitiva… è, nella sua forma moderna, il tipico risultato della secolarizzazione delle superstizioni religiose.” In altre parole, prima si immaginava che tutto ciò che accadeva nel mondo, accadeva per volontà di qualche Dio. Ora che a Dio nessuno più ci pensa (chi più consciamente, chi meno) è rimasto un vuoto che di volta in volta facciamo occupare a qualcuno (politici, un gruppo finanziario, gli ebrei di Hitler, le case farmaceutiche) che muove le fila del discorso a nostra insaputa.

Lo spunto per le mie considerazioni mi giunge dal recente caso letterario di

 Supernotes: l’incredibile storia dell’ agente Kasper 

ripreso anche da Mix 24 di Giovanni Minoli che intervista il protagonista della vicenda, l’ agente Kasper appunto  – http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2&idprogramma=mix24&date=2014-03-25&idpuntata=gSLAshzFe

Ma cosa sono i Supernotes ?

Sono dollari, «falsi ma autentici», che circolano in notevole quantità in alcuni Paesi.

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By Maurizio Blondet

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Ufficialmente e da anni, gli Stati Uniti accusano il Nord Corea: è questo Stato, «canaglia» per definizione, che stampa e spaccia le banconote da 100 dollari che allarmano il Tesoro USA.

E che falsi: di altissima qualità, per le stesse autorità americane. Tanto da rivaleggiare con gli originali, stampati dall’US Bureau of Engraving and Printing, la zecca federale. I falsi d’autore sono chiamati, con una certa ammirazione, «supernotes».

I falsari privati, anche i più tecnicamente abili, stampano banconote false con il sistema offset o con la copia digitale.

Invece le «supernotes» sono prodotte con la «stampa a intaglio Giori», dal nome della ditta svizzera che possiede questa tecnologia. Una stampatrice a intaglio applica l’inchiostro sul clichè e poi lo asciuga nettamente nelle aree in rilievo, lasciandolo solo nelle linee intagliate. Ciò produce una stampa in rilievo, che i i falsari privati non riescono a contraffare; e dà al dollaro quella particolare sensazione al tatto, tipica della moneta «buona». Il Bureau of Engraving and Printing usa la stessa tecnologia Giori, dopo una prima passata in offset per i colori di fondo.

La dittatura coreana possiede una macchina Giori ? Sì, l’ha acquistata negli anni ’70. Ha pagato le prime due rate, e poi basta: per questo, la ditta svizzera non ha poi consegnato gli apparati ausiliari, i ricambi e gli avanzamenti tecnici aggiunti nel frattempo, anche in obbedienza alle ingiunzioni di Washington.

Dunque gli esperti tendono a credere che il macchinario in mano ai coreani del nord non sia in grado di contraffare così superbamente i dollari. Alcuni sostengono persino che, secondo loro, la Giori nord-coreana giace inutilizzabile da anni in qualche magazzino.

E che dire della carta delle «supernotes»?

Le banconote di altri Stati sono fatte di carta tratta dalle fibre di cotone. Soltanto il dollaro USA autentico usa una carta di altissima qualità, fatta al 75 per cento di cotone e al 25 per cento di lino.

Ebbene: i falsari usano la stessa carta, unica nel suo genere, la cui produzione implica tecnologie e costi ben più alti di quelli convenienti per una comune cartiera. Una cartiera piccola, capace di produrre quella carta speciale, costa sui 100 milioni di dollari; e per avere un profitto, dovrebbe stampare almeno quattro tonnellate di quella carta-da-dollaro all’anno, altrimenti il falso costerebbe più dell’originale o del suo valore facciale.

Però la quantità delle «supernotes» in circolazione, da quanto si può valutare dagli esemplari intercettati, è molto inferiore a quattro tonnellate annue.

Forse la Corea del Nord si procura la carta da qualche fabbrica estera? Difficile anche solo pensarlo.

Lo Stato americano fabbrica quella carta in una ditta con sede in Georgia, la quale usa un impianto «Fourdrinier», il solo che possa lavorare fibre da carta più lunghe del normale, come sono nei dollari. Nel resto del mondo, anche le più avanzate cartiere lavorano con polpa a fibre corte.

«Questi falsari non simulano la qualità della carta con la stampa», dice Thomas Ferguson, già direttore del Bureau of Engraving and Printing: «Non usando la carta di qualche altra fonte, nè scoloriscono la carta delle banconote autentiche (per esempio da 10 dollari, per poi scriversi «100», ndr.). Qualcuno ha fabbricato specificamente quella carta. Che è una bella impresa».

Ma c’è di più:

quei dollari falsi, falsissimi, hanno inserite nella carta specialissima delle microfibre colorate, che compongono come un fine reticolo, per di più microstampato: al microscopio si può leggere «USA 100». Ciò richiede tecnologie sofisticatissime e costosissime.

Un esperto tedesco ha inoltre scoperto che il cotone da cui è tratta la carta delle monete false viene dal Sud degli Stati Uniti, la stessa regione da cui la Zecca federale compra il materiale. Ovviamente, il cotone americano si può comprare anche sui mercati mondiali. Ma l’esperto fa sapere di aver ricevuto da «parti interessate» il consiglio di non rendere pubbliche le sue analisi fisico-chimiche. Saranno stati i nord-coreani ?

E veniamo agli inchiostri. La zecca USA, per stampare i dollari autentici, adotta un inchiostro «variabile otticamente» fabbricato dalla ditta svizzera SIPCA (Société Industrielle et Commerciale de Produits Amon). Nella banconota vera da 100 dollari, questo inchiostro speciale è usato per stampare la cifra di serie in basso a destra: secondo la posizione da cui si guarda, questa cifra appare di color bronzo-verde oppure nero.

Ebbene: le «supernotes» coreane hanno lo stesso inchiostro. Come ha fatto il regime ad ottenerlo ? Bisogna sapere che la SICPA – con la discrezione e fidatezza degli svizzeri in fatti monetari – produce quel tipo d’inchiostro per tutte le zecche e stamperie di stato del mondo, ma a ciascuna fornisce una combinazione di colori diversa, e la fabbricazione avviene nella sede elvetica della ditta.

Per gli USA, invece, la SICPA ha formato una joint-venture con una ditta americana (la OCLI) con sede in California.

Questa fabbrica l’inchiostro speciale, che viene poi mescolato nella giusta proporzione (bronzo e nero) in un’altra ditta della SIPCA, che ha sede in Virginia e serve solo la zecca USA; tutto ciò per maggior sicurezza. La moneta di riserva mondiale esige cautele molto speciali.

La Corea del Nord è cliente della SIPCA ? Sì, o lo è stata in passato. Fino al 2001, quando su pressione americana la riservatissima ditta elvetica cessò ogni consegna degli inchiostri speciali. Per di più, la combinazione di colori otticamente variabili assegnata alla Corea del Nord era verde e magenta, non bronzo e nero (riservato agli USA).

Daniel Glazer, funzionario del Tesoro americano, sostiene che l’inchiostro in uso a Pyongyang può essere trattato in modo da ottenere la combinazione di colore americana. Sarah Van Horn, la portavoce della elvetica SIPCA, ritiene però che il regime comunista asiatico debba aver esaurito la scorta dell’inchiostro fornita, in piccola quantità, ormai sette anni fa’.

Da dove viene la sicurezza USA che la contraffazione ha il suo centro in Nord Corea ?

Essenzialmente dalle testimonianze di disertori e fuggiaschi che «hanno scelto la libertà» e che dicono spesso come il regime comunista abbia in atto una complessa operazione tecnica di contraffazione, per sabotare l’economia americana.

Tuttavia Raphael Perle, analista del Congressional Research Service, obietta: «Una quantità di disertori ci danno molte informazioni, ma ci dicono qualunque cosa vogliamo sapere. La loro credibilità non fa testo». Spesso, i poveretti sperano di ricevere pagamenti per le loro informazioni. Spesso riferiscono voci. Uno di loro, che vantava di avere una diretta conoscenza della fabbrica dei dollari per avervi lavorato, poi – quando gli è stato chiesto quale edificio è disegnato nel retro della banconota da 100 – non ha saputo rispondere.

Un indizio più serio riguarda Sean Garland, un indipendentista irlandese, capo dell’Irish Worker Party e del relativo esercito clandestino (ORA, Official Republican Army). Costui ha distribuito parecchi dollari falsi e più veri del reale in Irlanda e Gran Bretagna, e secondo l’accusa formale USA, li aveva ricevuti da agenti nord-coreani incontrati in Polonia nell’ottobre del ’97. E forse in altri viaggi a Mosca.

Tre complici di Garland sono stati arrestati dagli inglesi nel 2002 in relazione a una vasta rete di spaccio di moneta falsa. Garland è stato arrestato solo tre anni dopo, e solo su richiesta USA. Rilasciato su cauzione, s’è reso uccel di bosco. Ma restano le trascrizioni dei suoi interrogatori, dove (naturalmente) nega tutto, e dove ritorce la vaghezza delle accuse americane: nessuno dei nordocoreani che ha incontrato è indicato per nome, e nessuna transazione viene indicata con precisione.

Si tenga conto che dal 2005 la Corea del Nord è sotto severissime sanzioni americane, soprattutto per le transazioni bancarie, che sono applicate con severità da tutto il sistema bancario internazionale.

Nel settembre 2005 Stuart Levey, sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria all’US Department of Treasury, accusò formalmente il Banco Delta Asia (una banca di Macao) di assistere il regime nord-coreano «in attività criminali, compresa la messa in circolazione di moneta falsa».

La prima accusa ufficiale: prima, gli americani avevano accusato della superba contraffazione – indovinate? –l’Iran e la Siria, che non dispongono dei macchinari svizzeri.

Da allora i fondi del regime nel Banco Deltadi cui da un ventennio Pyongyang si serviva per le operazioni di import-exportsono stati congelati. Risultato di queste misure, severamente applicate da ogni altra banca: le poche esportazioni e le scarse importazioni (compresi i whisky di lusso per l’Amato Leader) che la Corea del Nord esegue, avvengono tutti in contanti.

Un’ottima occasione per spacciare pacchi di bigliettoni verdi da 100 dollari, più veri del vero, direte voi. Già, ma l’ipotesi funziona anche al contrario: è anche un’ottima occasione per rifilare agli emissari d’affari dell’Amato Leader pacchi di dollari falsi che sembrano veri, e che le banche locali non riescono a scoprire in mancanza delle attrezzature sofisticate anti-contraffazione, tanto più sapendo che la gente, se dispone di 100 dollari in Nord Corea, evita di metterli nelle banche dei capi comunisti, e piuttosto li tiene sotto il materasso. E difatti parecchi alti funzionari del regime, all’estero per lo shopping da privilegiati, sono sttati beccati con le banconote super-false.

D’accordo, può essere una prova. Ma può provare anche che le banconote false circolano nel chiusissimo paese, il che contrasta con il presunto progetto di rovinare gli USA; la moneta falsa rovina il Nord-Corea.

E poi, oggi che il regime può solo pagare in contanti, perchè non accelera la stampa di quei falsi superbi per aumentare la sua spesa ?

Invece, la quantità intercettata negli anni non supera i 50 milioni di dollari, ad un ritmo di 2,8 milioni l’anno; basti dire che gli USA scoprono 110 milioni di dollari falsi d’altro tipo ogni annata. E siccome i falsi vengono subito identificati appena entrano nel circuito bancario come depositi, la quantità di quelli non scoperti non può essere superiore.

E’ la stessa polizia svizzera a osservare che «la quantità limitata, o meglio controllata, dei falsi ‘esclusivi’ negli anni sfida ogni logica», tenendo conto dei costi di produzione di falsi così sofisticati. Persino la vecchia macchina Giori in possesso alla Corea del Nord può stampare 50 milioni in cinque ore. Dei falsari non spendono oculatamente e con cautela la loro produzione; cercano di liberarsene al più presto e in blocco.

E il bello è che le «supernotes» false tengono il passo con tutte le modifiche subite dal dollaro americano, e sono numerosissime, proprio per rendere il lavoro più difficile ai falsari.

Questa abilità non solo implica un’attività molto costosa, ma – secondo l’analista monetario Klaus W. Bender«il ritmo a cui i cambiamenti vengono adottati dai falsari (in base ai mutamenti, spesso microscopici, introdotti dalla Zecca americana) induce a chiedersi se i falsari non abbiano accesso a informazioni della Federal Reserve» (2).

«La microstampa del dollaro misura un 42millesimo di pollice», aggiunge l’esperto. «E’ un caso unico nel mondo delle banconote. Eppure è riprodotto così perfettamente dalle supernotes false, che non si vede la differenza nemmeno al microscopio. Senza contare che l’incisione di un clichet ad intaglio richiede mesi di lavoro, decine di migliaia di dollari di costi, e – per ovvie ragioni di sicurezza – è opera di incisori di Stato, che hanno imparato la loro arte all’interno, mica a scuola. E i contraffattori dove hanno imparato?».

Il tutto, poi, per spacciare 2,8 milioni di dollari l’anno. Una sola macchina Giori costa ben più di 50 milioni dei dollari falsi scoperti fino ad oggi. La Nigeria, che ne ha comprato una di recente, ha speso 135 milioni.

Bender indica un altro particolare apparentemente assurdo:

quei contraffattori così abili, pazienti e dotati di mezzi, in quelle banconote false che sanno così superbamente fabbricare, commettono poi alcuni errori. Piccolissimi, ma reperibili dalle macchine di controllo.

Soprattutto, in tanta sofisticazione,

non si capisce perchè i falsari non abbiano dotato i loro falsi delle filigrane magnetiche e infrarosse, senza le quali i falsi dollari non passano l’esame degli apparecchi di controllo disponibili in ogni banca americana.

Sicchè queste monete perfette circolano bensì in tutto il mondo, ma in USA – lo Stato che il regime dovrebbe devastare, con così alta spesa – non riescono ad entrare. Vengono immediatamente riconosciute come false.

La stessa polizia svizzera ritiene che i fabbricanti delle supernotes abbiano introdotto piccoli errori «deliberatamente». Ma perchè?

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Bender nota che le false banconote, «che appaiono in piccole e ben misurate quantità, come se il loro volume fosse controllato» compaiono soprattutto in zone del mondo «in cui la politica estera USA incontra dei problemi: in Medio Oriente, nell’Africa centrale ed orientale. Dove ci sono politici d’opposizione, tribù ribelli ed eserciti di liberazione di signori della guerra che spesso hanno l’appoggio della CIA. Non sarà che questi vengono pagati per i loro servigi con quei dollari contraffatti?», si spinge a dire.

Dollari contanti sono preziosi per comprare armi, ad esempio: e magari dalla Corea del Nord, ragguardevole fornitore di armamenti a gruppi clandestini e irregolari.

Dalla Corea del Nord, i dollari falsi ma verissimi si spargono poi nel mondo, tranne che negli USA, dove vengono intercettati regolarmente.

Si aggiunge che, secondo alcuni, la CIA dispone di un impianto Giori in una installazione a nord di Washington, la stessa zona dove ha i suoi macchinari anche il Bureau of Engraving and Printing.

Non possiamo controllare, data la discrezione di queste faccende. Ma diamo l’ipotesi per quel che è: un esempio credibile del modus operandi dei servizi segreti più sofisticati. Un esempio istruttivo: dollari false-flag, potremmo dire.

1) Gregory Elich, «North-Korea and the supernote enigma», GlobalResearch, 7 maggio 2008.
2) Klaus W. Bender, «The Mystery of the Supernotes», Dusseldorfer Institut fur Aussen und Sicherheitspolitik (Dusseldorf), January 11, 2007. – Kevin G. Hall, «Fake $100 ‘Supernotes’ Have Features Just Like the Real Ones,» McClatchy Newspapers, January 9, 2008.

Ma torniamo all’ Agente Kasper Supernotes.

Luigi Carletti (dx), Agente Kasper (sx).

Luigi Carletti (dx), Agente Kasper (sx).

Kasper è un ex carabiniere dei ROS, ex pilota, infiltrato in Cambogia per indagare sui traffici delle mafie italiane in Oriente. Kasper ha le competenze e conoscenze giuste per fare questo lavoro, raggiungendo anche ottimi risultati.

La figura di Kasper è di quelle che non sfigurerebbero in un romanzo di Wilbur Smith, e come quelle è capace di suscitare più stupore che empatia.
S’intende di tutto, e su tutto ha un’opinione: degusta un calice di brunello, e riesce a intuirne l’annata. Imbraccia un mitragliatore, e cita a memoria il numero di colpi al minuto che l’attrezzo è in grado di sparare quando è posto in modalità “full auto”. Di arti marziali, poi, non parliamo neppure: Kasper conosce il Krav Maga e altre letali discipline di lotta come le sue tasche, e il Muai Thai non riveste ai suoi occhi maggior esotismo di un mojito qualsiasi.

E poi ci sono le donne, ovviamente, che fanno la fila per spartirsi i favori di un simile pezzo d’uomo.

Ed è proprio seguendo le tracce dei Supernotes  (ricordate cosa diceva Giovanni Falcone ? «Bisogna seguire i soldi»), finirà in un campo di concentramento cambogiano.

Chi ha dato l’ordine di imprigionarlo? Perché le autorità – comprese quelle italiane – fanno di tutto per nascondere l’accaduto?  

Supernotes, romanzo di spionaggio internazionale, pubblicato da Mondadori, scritto da Luigi Carletti e che racconta la storia vera o presunta vera dell’agente Kasper. «L’inferno esiste e io ci sono stato», esordisce l’uomo, che si appresta a raccontare a Carletti il suo caso, una storia di omertà, di cui pure i media sono all’oscuro.

Eppure è tutto verosimile: Kasper ha trascorso tredici mesi in quel campo di concentramento.

Con lui dovevano scomparire anche le sue ricerche, le scoperte scottanti: banconote da cento dollari, stampate fuori dal territorio americano. Si tratta di milioni, non di briciole.  

Agente Kasper è solo uno dei tanti nomi utilizzati dall’autore nelle sue missioni, dov’è stato protagonista di grosse operazioni contro la criminalità organizzata, in particolare nell’ambito del traffico di droga e del riciclaggio di denaro sporco.

Carletti, invece, ha lavorato trent’anni per il gruppo Espresso-Repubblica, realizzando inchieste su temi di attualità e cronaca. È autore di Cadavere squisito, uscito nel 2013, sempre per Mondadori.

Nell’ottobre 2013, in occasione della Fiera di FrancoforteFrancesco Anzelmo, editor responsabile della saggistica Mondadori, aveva detto:  «È la storia di un ex carabiniere che ha passato circa 370 giorni in una sorta di campo di concentramento cambogiano, tra la fine del 2007 e il 2008, perché durante un’operazione d’agente segreto per conto dell’Italia nel Sud Est Asiatico ha scoperto una serie di cose, che sono appunto le “super notes” di cui si parla nel titolo, che lo hanno messo in serissimi guai con l’amministrazione americana, con la CIA in particolare. Non posso dire di più perché è una storia davvero talmente incredibile che è bene che adesso venga scritta».

Lo scandalo della Banca Romana

D’altra parte le teorie complottiste sugli intrecci tra finanza,politica e associazioni segrete non sono una novità dei nostri giorni: basti pensare che sul finire del XIX secolo, pochi decenni dopo l’Unità, in Italia scoppiò uno scandalo che portò alla luce la commistione tra politica, banche e affari. La Banca romana aveva stampato 25 milioni di lire in più e aveva sanato l’ammanco di diversi milioni con una serie diBanca Romana biglietti falsi (duplicava cartamoneta già stampata); inoltre fu messo in evidenza il coinvolgimento diretto del suo governatore Bernardo Tanlongo.

Dalle indagini emerse anche che la Banca aveva utilizzato questo denaro non solo per finanziare le speculazioni edilizie, ma anche politici e giornalisti.

Per evitare lo scandalo durante i tre anni successivi Crispi, Giolitti e anche Di Rudinì preferirono tenere segreti i risultati in nome degli interessi più alti della patria. L’inchiesta, dunque –affermano i soliti complottisti – venne insabbiata per scongiurare le conseguenze negative che avrebbe avuto tanto sul sistema creditizio che sul mondo politico.

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Ma le fantasie complottiste non hanno limiti nella descrizione di complesse quanto ridicole macchinazioni incredibili.

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Ora ve ne racconto una che gira tra gli gnomi di Zurigo che se fosse vera farebbe venire i brividi di paura lungo la colonna vertebrale e ci verrebbe da pensare di vivere in un infinito ” The Truman Show “ ma, grazie a dio, sappiamo che non è così. Sono dicerie fantasiose e del tutto inverosimili che potrebbero essere solo argomento per un film di fantafinanza con Michael Douglas.

Ora immaginate delle  “Islamic charity” e Istituzioni finanziarie islamiche dedite – tramite la ” zakāt “– al finanziamento di attività terroristiche. 

Supponiamo che utilizzino per finanziarle lo strumento dei ” Commercial Paper “magari emessi e garantiti da una Banca “grigia”, non so, così per dire, la Bank of  Cyprus.

Supponiamo ancora che tali documenti finanziari del valore cadauno di minimo  trenta milioni di dollari, vadano nelle mani di emissari di alcuni partiti politici occidentali – paradossalmente più di destra che di sinistra – i quali li scontano ( anche al 20%) in banche compiacenti, per lo più in Svizzera, a Zurigo, per poi consegnarne la differenza ad alcuni gnometti sempre sulla piazza di Zurigo che lavorano per la FED americana ( sì proprio loro gli acerrimi nemici dell’estremismo islamico)  presso la BISBank for International Settlements ) di Basilea.

Dopodiché ipotizziamo che qualche Jihadista scatenato faccia un attentato a qualche obiettivo “sensibile” ( sensibile in tutti i sensi … soprattutto in Borsa) e questi gnometti per fortunate coincidenze riescano a triplicare questa somma, nel giro di massimo due settimane, con accorti investimenti speculativi,

i cui proventi finiranno per una parte nelle casse di alcune importanti Banche Centrali, ma soprattutto della FED statunitense, per un’altra parte al partito conservatore di cui sopra (formalmente molto impegnato nella lotta all’estremismo islamico  jiahdista ) e un’ ultima parte ma non meno importante porzione alla stessa Islamic Charity o Corporation da cui avuto origine l’intera operazione.

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Giustamente qualcuno potrebbe domandarsi ma cosa c’entra la BIS ( in italiano BRI : Banca dei Regolamenti Internazionali ) ?

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La Banca dei Regolamenti Internazionali nasce nel 1930, in ottemperanza di uno dei punti fondamentali che costituivano il Piano Young.

Tale piano economico si prefiggeva infatti l’obiettivo di riconsiderare e ricalibrare l’annosa questione delle riparazioni di guerra che la Germania, uscita sconfitta dalla prima guerra mondiale, doveva ancora onorare nei confronti dei vincitori. A tal fine nel 1924 era già stato formulato il Piano Dawes, il quale tuttavia non era riuscito a delineare con sufficiente chiarezza una regolamentazione stabile delle riparazioni di guerra.

Per questa ragione, il 7 giugno 1929, un “Comitato di esperti” formato da due delegati per ciascuno dei governi di BelgioFranciaGermaniaGiapponeItaliaRegno Unito e Stati Uniti d’America, si riunì a Parigi e in tale occasione il piano venne accettato dal governo tedesco e fu data via libera alla fondazione della BRI. Lo statuto della banca fu stilato durante la Conferenza dei Banchieri Internazionali tenutasi a Baden Baden il successivo novembre, e fu ufficialmente adottata nel corso della II Conferenza dell’Aia, il 20 gennaio1930.

La Banca dei Regolamenti Internazionali fu una creazione congiunta nel 1930 delle banche centrali del mondo, tra cui la Federal Reserve Bank di New YorkLa sua esistenza fu ispirata da Hjalmar Horace Greeley Schacht, ministro nazista delle finanze e presidente della Reichsbank, che trascorse i suoi primi anni di scuola a Brooklyn e che aveva forti collegamenti Wall Street. Gli succedette poi come direttore Emil Puhl che fu anche Vicepresidente della Reichsbank e che continuò sotto il regime del successore di Schacht, il dottor Walther Funk.

Percependo la volontà guerra e il desiderio di conquista di Adolf  Hitler, Schacht, prima ancora che Hitler salisse al potere nel Reichstag, spinse per un istituto che conservasse i canali di comunicazione e di collusione tra i leader finanziari del mondo, anche in caso di un conflitto internazionale. Fu scritto nella Statuto della Banca, cui aderirono i rispettivi governi, che la BIS dsarebbe stata immune da sequestro, da chiusura o censura, anche se i proprietari fossero stati in guerra.

Questi proprietari inclusi Morgan affiliato First National Bank di New York (tra cui direttori erano Harold S. Vanderbilt e Wendell Willkie), la Banca d’Inghilterra, la Reichsbank, la Banca d’Italia, la Banca di Francia, e di altre banche centrali. Istituito ai sensi cosiddetto Piano Young dal nome del banchiere Owen D. Young della Morgan Bank ,

lo scopo apparente della BRI era quello di fornire gli Alleati con riparazioni da pagare dalla Germania per la prima guerra mondiale, la Banca ben presto si rivelò essere lo strumento di una funzione opposta. Doveva essere un imbuto per consentire ai soldi dei fondi americani e inglesi di fluire nelle casse di Hitler e per aiutare Hitler costruire la sua macchina.

La BRI era completamente sotto il controllo di Hitler dallo scoppio della seconda guerra mondiale. 

Tra i Direttori in scala gerarchica appena sotto lo statunitense Presidente Thomas H. McKittrick ( di

Baron Kurt von Schroeder al Processo di Norimberga.

Baron Kurt von Schroeder al Processo di Norimberga.

cui parleremo dopo ) menzioniamo Hermann Shmitz, capo del colossale nazista trust industriale IG Farben ( il cui gas, lo Zyklon B, fu utilizzato per gasare gli ebrei nei lager, tanto per capirci ), il barone Kurt von Schröder, capo della JH Stein Bank di Colonia, finanziatore e Comandante di divisione onorario della Gestapo; Il dottor Walther Funk della Reichsbank, e, naturalmente, Emil Puhl. Queste ultime due figure erano incaricati personali di Hitler nel Board della BRI.

Il primo presidente della BRI fu il banchiere dei Rockefeller Gates McGarrah, ex alto funzionario presso la Chase Manhattan e la Federal Reserve.  McGarrah fu il nonno dell’ex-direttore della CIA Richard Helmsex della Banca nazionale Chase e la Federal Reserve Bank, che si è ritirato nel 1933. 

Suo successore fu il quarantatreenne, Leon Fraser, ex colorato giornalista scandalistico di NewYork , improvvisato oratore  da palco di strada  e performer trasformista nelle commedie teatrali. Fraser ha avuto poca o nessuna esperienza in finanza o economia, ma aveva numerosi contatti negli ambienti alti business e una dedizione appassionata al mondo del denaro con una avidità che lui stesso ha ammesso priva di scrupoli che di limiti Nei primi due anni di assunzione del potere di Hitler, Fraser era influente nel finanziare i nazisti attraverso il BIS. Quando assunse la carica di presidente della First National Bank presso la sua sede di Manhattan nel 1935, ha continuato ad esercitare una sottile influenza sulle attività della BRI che continuarono fino al 1940.

Vincenzo Azzolini

Vincenzo Azzolini

Altri importanti amministratori di Banca si aggiunsero al potente gruppo finanziario . Vincenzo Azzolini, governatore  della Banca d’Italia. Yves Breart de Boisanger, il governatore spietatamente ambizioso della Banca di Francia; Alexandre Galopin della confraternita bancaria belga, in seguito assassinato nel 1944 dalla metropolitana come collaboratore nazista.

 

In origine, i banchieri centrali, per i loro incontri  cercarono il completo anonimato per le loro attività. 

Il loro quartier generale fu
stabilito in un albergo
di sei piani abbandonato,
il Grand et Savoy Hotel Universe,
con un immobile annesso sopra all’adiacente
Frey Chocolate Shop.  
 
Il quartier generale della BRI nel 1931, in un ex albergo a Basilea, Svizzera

Il quartier generale della BRI nel 1931, in un ex albergo a Basilea, Svizzera

Volutamente non c’era segno sopra la porta che identifica il BIS.

Chi voleva visitare i banchieri centrali e i concessionari oro usato di Frey, che è di fronte alla stazione ferroviaria, aveva un punto di riferimento facilmente riconoscibile.

 Fu nelle camere rivestite in legno sopra il negozio e l’hotel che furono  raggiunte le decisioni  di svalutare o difendere le valute, di fissare il prezzo dell’oro, di regolare l’offshore banking, e per aumentare o diminuire i tassi di interesse a breve termine.

E anche se là si diede forma ad “un nuovo ordine economico mondiale” attraverso le loro deliberazioni (come Guido

Guido Carli governatore di Bankitalia dal 1960 al 1975

Guido Carli governatore di Bankitalia dal 1960 al 1975

Carliallora governatore della banca centrale italiana, disse), il pubblico, anche a Basilea, rimase quasi totalmente all’oscuro del “club” e delle sue attività.

Nel maggio 1977, tuttavia, la BRI ha rinunciato al suo anonimato, contro il parere di alcuni dei suoi membri, in cambio di una sede più efficiente. Il nuovo edificio, un piccolo grattacielo circolare che si erge sopra la città medievale come un reattore nucleare fuori luogo, rapidamente divenne noto come la “Torre di Basilea” e cominciò ad attirare l’attenzione dei turisti. 

“E’ stata l’ultima cosa che volevamo,” ebbe a dichiarare il Dr. Fritz Leutwiler, past president sia della BRI che della Banca nazionale svizzera, “Se fosse stato per me, non sarebbe mai stata costruita”.

La "Torre di Basilea"

La “Torre di Basilea”

CHIUSA LA PARENTESI SULLA SEDE DELLA BIS, TORNIAMO SUI NOSTRI PASSI….

Dunque si racconta che in una mattina di maggio brillante nel 1944, mentre i giovani americani morivano sulle teste di ponte italiane, Thomas Harrington McKittrick, presidente americano della Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea, in Svizzera, arrivò nel suo ufficio a presiedere la quarta riunione annuale in tempo di guerra. 

Questo educato gentleman americano si sedette con i suoi dirigenti esecutivi tedesco, giapponese,  italiano, britannico e americano per discutere di questioni importanti come i 378 milioni dollari in oro che era stato inviati alla Banca da parte del governo nazista, dopo Pearl Harbor, per l’uso da parte dei suoi dirigenti dopo la guerra. Oro che era stato saccheggiato dalle banche nazionali di Austria, Olanda, Belgio e Cecoslovacchia, o ottenuto dalla Reichsbank dalla fusione delle otturazioni dei denti,  delle montature per occhiali, portasigarette e accendini e anelli di nozze degli ebrei uccisi.

McKittrick, noto anche nell’ OSS col nome in codice 644, era anche un contatto fondamentale tra gli Alleati e nazisti, passando informazioni avanti e indietro da Washington a Berlino. Il suo rapporto con il Terzo Reich è stato incoraggiato sia dalla fazioni all’interno del Dipartimento di Stato e dalla direzione dell’Ufficio per i Servizi Strategici, il predecessore della Central Intelligence AgencyHa lavorato anche come back-canale tra anti-nazisti interessi commerciali tedeschi e gli Stati Uniti, e, infine, servita per aiutare a preservare il potere dell’industria tedesca dopo la guerra, nonostante l’opposizione  del segretario al Tesoro Henry Morgenthau.

Thomas Harrington McKittrick (data sconosciuta) e il quartier generale della BRI nel 1931, in un ex albergo a Basilea, in Svizzera. (Collage Tablet Magazine, foto originali per gentile concessione di BIS)

Thomas Harrington McKittrick (data sconosciuta) e il quartier generale della BRI nel 1931, in un ex albergo a Basilea, in Svizzera. (Collage Tablet Magazine, foto originali per gentile concessione di BIS)

Il coinvolgimento di McKittrick con la BRI iniziò nel 1931, quando si unì i  Comitato dei Probiviri per i crediti tedeschi, cui furono devolute le controversie che coinvolgevano le banche commerciali tedescheUno degli altri due membri era Marcus Wallenberg, della Svedese Enskilda Bank, che insegnò a McKittrick  la complessità della finanza internazionale. 

Marcus e suo fratello Giacobbe erano due dei più potenti banchieri del mondo. Durante la guerra, i fratelli Wallenberg utilizzarono Enskilda Bank per giocare su entrambi i fronti e raccogliere enormi profitti. (Il loro nipote Raoul avrebbe poi salvato decine di migliaia di ebrei ungheresi prima di sparire nel gulag sovietico, abbandonato dai suoi zii.)

Nel maggio 1939 a McKittrick fu offerta la carica di presidente della BRI, che prontamente accettò. Una volta  in carica, Marcus Wallenberg rimase il suo più importante mentore, insegnando al banchiere americano come negoziare il delicato percorso tra gli opposti poteri europei , proprio come i Wallenberg avevano così abilmente fatto.

McKittrick fu particolarmente vicino a Emil Puhl, vice-presidente della Reichsbank , che McKittrick descrisse come suo amico. Puhl, che era un direttore della BRI, fu un assiduo frequentatore di BasileaNell’autunno del 1941 McKittrick descrisse a Puhl  il programma Lend-Lease, in base al quale gli Stati Uniti avrebbero fornito gli alleati di armi, munizioni e di altro materiale bellico. L’atto, approvata nel marzo di quell’anno, di fatto segnò la fine della politica di neutralità degli Stati Uniti . Ma l’ingresso dell’America in guerra non ha influenzò rapporto cordiale e produttivo di McKittrick con la ReichsbankPuhl scrisse di McKittrick nel settembre del 1942: “Né la sua personalità, né il suo modo di condurre gli affari potuto essere causa di qualsiasi critica di sorta.”

La Reichsbank molto apprezzato il suo rapporto con la BRI. Berlino ha continuato a pagare gli interessi sugli investimenti prebellici della BRI in Germania, anche se questo interesse contribuì ai dividendi della banca, che sono stati pagati ai suoi azionisti, tra cui la Banca d’Inghilterra. Così, attraverso la BRI, la Germania nazista contribuì all’economia di guerra della Gran Bretagna. Fu un prezzo da pagare,  credette Puhl . Alcuni dei pagamenti di dividendi della BRI agli azionisti nei paesi occupati dai nazisti ha attraversato la Reichsbank, dando così a Berlino accesso alle operazioni di cambio e consentendogli di imporre una tassa per i suoi servizi.

Nell’inverno del 1942 McKittrick rientrò negli Stati Uniti. Il suo ritorno a New York era sulla bocca di tutti a Wall Street. Il 17 Dicembre 1942, Leon Fraser, che già abbiamo conosciuto sopra, organizzò una cena per McKittrick , presso l‘University Club.

Trentasette dei più potenti finanzieri degli Stati Uniti, industriali e uomini d’affari riuniti in suo onore. Tra questi i presidenti della Federal Reserve di New York, la National City Bank, Bankers ‘Trust, e General Electric, nonché l’ex sottosegretario del Tesoro ed ex ambasciatore degli Stati Uniti in GermaniaStandard Oil, General Motors, JP Morgan, Brown Brothers Harriman, diverse compagnie di assicurazione, e anche Kuhn Loeb inviarono i loro dirigenti.

Fu probabilmente il più grande raduno di affaristi/profittatori di guerra d’ America.  Molte di queste imprese e banche , come McKittrick, si erano arricchite smisuratamente grazie alle loro connessioni con la Germania nazista, connessioni che continuarono a generare  profitti anche molto tempo dopo la presa del potere di Hitler nel 1933 e certamente dopo lo scoppio della guerra nel 1939.

Dopo la seconda guerra mondiale, la BRI riemerse come centro di smistamento principale per le valute europee e, dietro le quinte, il luogo di incontro privilegiato dei banchieri centrali. Quando il dollaro venne sotto attacco nel 1960, massicci scambi di denaro e oro furono organizzati presso la BRI per la difesa della moneta americana.

Come abbiamo già rimarcato, mentre l’ FMI e la Banca Mondiale furono frequentemente visibili agli occhi del pubblico fin dalla nascita, la BRI adottò un profilo basso ed è rimasto, tutt’ora poco comunicativo. Questa è  una tattica espediente adottata per due ragioni: (1) per eludere qualsiasi indagine nei suoi precedenti rapporti finanziari con il Terzo Reich; e (2) più importante, il modo di  dissociarsi nell’immaginario dall’ FMI e della Banca Mondiale, essendo quest’ultimi ormai ampiamente (anche se erroneamente) considerati come unici custodi dell’economia a livello mondiale, consentendo così alla BRI maggiore margine di manovra, per seguire l’ordine del giorno stabilito dallo statuto, al quale, va ricordato, la BRI doveva la sua sopravvivenza.

Questo rapporto ambivalente tra  IMF/World Bank rispetto a BIS/ Banche Commerciali negli anni ’70 è esemplificato da Anthony Sampson nel suo libro “I prestatori di denaro”: « Le banche commerciali nel frattempo avevano creato una prospettiva molto diversa, l’ FMI ora controllava molto meno del denaro del mondo. Nel 1966, le quote che componevano il suo capitale ammontavano al 10% del totale degli importi mondiali,., ma dal 76 hanno fatto solo il 4% “…” dal ’76 i deficit annuali mondiali hanno raggiunto i 75 miliardi dollari: di questo, finanziato al 7% dal FMI, il 18% da altri organismi internazionali ufficiali (governi e Banca Mondiale) rimanenti tre quarti finanziati dalle banche (commerciali) ». (Oggi, circa due decenni e mezzo dopo, i membri del consiglio della BIS, tra loro, controllano il 95% del denaro in circolazione).

La ragione di questa apparente presa in consegna di tale responsabilità alla BRI dall’ FMI / Banca Mondiale è duplice: (1) il crollo del sistema di Bretton Woods di scambio convertibilità nei primi anni Settanta ha evidenziato l’irrilevanza di quest’ultimi come agenti per la ricostruzione europea ; e (2) questi ultimi essendo agenti secondo leggi stabilite dell’ONU, dovevano quindi – apparentemente – dare conto a un elettorato molto più ampio rispetto alla BRI, e quindi politicamente meno gestibili sotto il profilo della “governance” aziendale, il cui scopo primario all’indomani della seconda guerra mondiale  era quello di garantire il flusso libero di capitali americani in Europa. Un flusso notevolmente facilitato dalla successiva integrazione europea, in cui sia la NATO e il Bilderberg giocato un ruolo cruciale.

 Questo obiettivo è stato promosso per mezzo degli Stati Uniti con l’Autorizzazione Congressuale dell’ Economic Cooperation Act  (ECA) del 1948, e realizzato sia dalla sua controllata, l’Unione europea dei pagamenti (EPU) del 1950, sia sotto l’egida del Piano Marshall del 1947.  

Com’era prevedibile, il BIS fu l’istituzione scelto dall’ EPU per sorvegliare questo movimento di capitali (un punto degno di nota è che il capo dell’ EPU a quel tempo era un certo Richard Bissell, un economista che, anni più tardi, sarebbe divenuto Vice Direttore della Pianificazione della CIA,  colui che sovrintese al fiasco della Baia dei Porci nel mese di aprile ’61!). La BRI è stata ora saldamente sistemata nel centro dell’integrazione europea, ed ha successivamente svolto un ruolo critico nelle vicende che hanno portato alla sua  eventuale evoluzione  nell’ Unione europea, un organismo burocratico politico-economico  che occupa una posizione di cruciale importanza nella gerarchia globale più ampia previsto dallo statuto societario.

L’importanza del ruolo chiave centrale americano in questa sequenza di eventi è sottolineata dal fatto che, all’indomani della seconda guerra mondiale, essi (gli americani) istituirono la Bundesbank a Francoforte (nella loro zona di controllo), assicurando che la banca sarebbe indipendente dal governo e avrebbe seguito una politica monetaria rigorosa; in effetti, un altro Federal Reserve System.

Nel 1948 hanno sostituito i Reichmarks esistenti, con circa 11 miliardi di Deutschmarks, e la successiva condotta della Germania nei confronti dell’ integrazione europea devono essere visualizzati con questo in mente.

 In ogni caso, resta il fatto che le tattiche dilatorie frequenti successive della Germania hanno permesso al dollaro di consolidare il suo dominio.

Il c.d. ” Inner Club ” è costituito da una mezza dozzina di potenti banchieri centrali che si ritrovano più o meno nella stessa barca monetaria.

Il primo valore, che sembra anche a delimitare l’ “Inner Club” dal resto dei membri della BRI, è la convinzione che le banche centrali dovrebbero agire indipendentemente dai loro governi. 

Questa è una posizione facile  da tenere per il Governatore Svizzero, dal momento che la Banca nazionale svizzera è di proprietà privata (l’unica banca centrale che non è di proprietà del governo), che è completamente autonomo. Quasi come indipendente è la Bundesbank;  il suo presidente,non è tenuto a consultarsi con i funzionari governativi o a rispondere alle domande del Parlamento – anche in merito a questioni molto critiche come l’aumento dei tassi di interesse.

Un secondo e strettamente correlata convinzione dell’ “Inner Club” è che sui politici non si dovrebbe fare affidamento per decidere il destino del sistema monetario internazionale.

Quando lo Svizzero Leutwiler divenne presidente della BRI nel 1982, insistette sul fatto che a nessun funzionario del governo fosse permesso di venire in visita durante i c.d.”Basel weekend.

Quindi, esattamente come fa la BIS raggiungere ” la stabilità monetaria e finanziaria ” ?

Si realizza questo attraverso il controllo delle valute.  La BIS si presume che attualmente detenga il 7% dei fondi in valuta estera a disposizione di tutto il mondola cui unità di conto è stata attivata nel marzo 2003 dal franco d’oro svizzero ai Diritti Speciali di Prelievo ( DSP ) , un fiat di ” soldi ” artificiale, con un valore basato su un paniere di valute ( dollaro 44 % degli Stati Uniti , il 34% in euro , 11% yen giapponese , il 11 % in sterline ).

La banca controlla anche una grande quantità di oro, che può tenere in custodia o prestare fuori, dando grande influenza sul prezzo del metallo e dare una potente scossa al mercato , dal momento che l’oro è ancora l’unica moneta universale. Riserve auree della BRI sono stati elencate nel suo rapporto annuale 2005 (il più recente), per 712 tonnellate. Come sia suddiviso tra depositi delle banche affiliate e la riserva personale della BRI non è dato sapere.

Controllando il cambio della valuta estera, nonché l’oro, la BRI può fare quello che vuole nella determinazione delle condizioni economiche di ogni paese.

Ricordate che ogni volta che il capo della FED  o il presidente della Banca centrale europea  annunciano un aumento di tasso di interesse, si può scommettere che non sia successo senza il concorso del consiglio della BRI.

Allora, chi controlla il denaro ?

Le banche centrali di tutto il mondo fanno.

E chi controlla le banche centrali ?

La Banca dei Regolamenti Internazionali.

Se non ci piace quello che la Banca dei Regolamenti Internazionali sta facendo , possiamo fare qualcosa al riguardo ?

No. La Banca dei Regolamenti Internazionali è al di sopra della legge …

Forse ( o senza forse ) dovremmo esigere una BRI più trasparente , ma la maggior parte delle cose che la riguardano , comprese le riunioni bimestrali dei membri del board , sono avvolte nel segreto . E ancor più preoccupante è che la BRI è libera da qualsiasi obbligo o responsabilità giuridica.

In base alle prerogative e ai diritti concessi nell’ accordo con il Consiglio federale svizzero, è previsto che tutti gli archivi, i documenti della banca e ” qualsiasi supporto dati “ sono ” inviolabili in ogni tempo e in ogni luogo “. Inoltre, i funzionari e i dipendenti della BIS ” godono dell’immunità da criminale e giurisdizione amministrativa , salvo nella misura in cui a tale immunità si sia formalmente rinunciato . . . anche dopo che tali persone hanno cessato di essere funzionari della Banca “Infine, nessuna pretesa nei confronti BIS o dei suoi depositi possono essere applicate ” senza l’accordo preliminare della Banca “.

In altre parole, possono fare quello che vogliono , senza conseguenze . Un ombrello giuridico a prova di bomba.
Se la BRI vuole ” intervenire” nei mercati finanziari , semplicemente lo può fare.

Se la BRI vuole salvare le grandi banche o anche intere nazioni ,  semplicemente lo può fare.

Allora, qual è il prossimo passo per la Banca dei regolamenti internazionali ?

Beh , molti hanno ipotizzato che alla fine l’obiettivo è quello di avere solo una moneta unica globale , che sarà amministrata da una singola banca centrale globale . La BRI sta già utilizzando i Diritti Speciali di Prelievo ( DSP ) , che sono considerati un precursore della valuta globale a venire . La BRI ha svolto un ruolo importante nell’adozione dell’euro e più integrazione delle monete è quasi certamente il suo obiettivo nei prossimi anni …

Ma alla fine , come ci si sentirebbe  se la BRI riuscisse ad imporre una valuta per tutto il mondo ?

La banca è stata un giocatore importante per promuovere l’adozione dell’euro come moneta comune europea . Ci sono voci che il suo prossimo progetto è persuadere gli Stati Uniti , Canada e Messico per passare ad una moneta regionale simile ,che  forse si chiamerà  ” Amero “, ed è logico supporre obiettivo finale della banca è una moneta unica mondiale . Ciò semplificherà le transazioni e davvero solidificherà il controllo della banca sull’economia planetaria .

Ma  sarebbe un duro colpo alla  sovranità nazionale di quei Paesi che ancora hanno una “vera” Banca Centrale ed una moneta propria .

Quando qualcuno controlla il tuo denaro, non importa più di tanto chi fa le leggi .

Purtroppo , le élite globali sembrano assolutamente ossessionato con l’idea di una moneta globale , un sistema economico, un mondo e un governo globale .

Nel dopoguerra fino a Bretton Woods il lavorio segreto della BIS non è mai stato un problema, perché c’era ancora un mondo di mercati finanziari regolamentati, in cui le banche centrali e la Politica Monetaria erano parti di una politica macroeconomica democraticamente determinata .

Nel mondo di oggi di banche centrali indipendenti e di  mercati finanziari deregolamentati ,

l’interazione della banca centrale e il coordinamento con la BRI è in gran parte fuori dal controllo democratico ed è responsabilità dei governi essersi tagliati fuori dalla possibilità di influenzare la BIS tramite le loro banche centrali.

Dopo la crisi del 2008-2011, la BRI ha acquisito un’importanza ancora più grande , come custode di Basilea III e del Financial Stability Board . Senza cambiare molto sé stessa , cambiamenti epocali hanno posizionato la BRI per diventare una potente organizzazione globale che sostiene unsoft law “ globale sul denaro e della finanza, al di là di qualsiasi trasparenza democratica e responsabilità.

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