9 aprile 1921 Muore Ernesto Nathan, l’outsider dell’età giolittiana, il sindaco che tolse la trippa ai gatti romani


(Londra, 5 ottobre 1845 – Roma, 9 aprile 1921). Sindaco di Roma dal novembre 1907 al dicembre 1913.

(Londra, 5 ottobre 1845 – Roma, 9 aprile 1921). Sindaco di Roma dal novembre 1907 al dicembre 1913.

by Admin Marcello Lopez

by Admin Marcello Lopez

Ebreo di origine inglese, cosmopolita, mazziniano, repubblicano, laico, massone, anticlericale e anticonformista.

Gran maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1917 al 1919.

Ernesto Nathan, fu il primo sindaco laico di Roma dal 1907 al 1913, secondo gli storici, il miglior sindaco della capitale d’Italia sino a oggi.

Nel suo discorso programmatico del 2 dicembre 1907, all’atto dell’insediamento nella sua carica di Sindaco in Campidoglio, Ernesto Nathan diceva:

“Guardiamo all’avvenire…a una grande Metropoli ove scienza e coscienza indirizzino… rinnovate attività artistiche, industriali, commerciali… perché guardiamo attraverso la breccia di Porta Pia.” 


Il crollo del muro del totalitarismo teocratico cattolico, che la Breccia di Porta Pia rappresentava, era dunque indicato con chiarezza da Nathan come la strada maestra per lo sviluppo scientifico, economico e sociale dell’umanità intera. Il 20 settembre era festività nazionale, e tale rimase fino a quando Mussolini non la soppresse.

Nathan, ogni 20 settembre, non mancava di sottolineare l’importanza dell’evento storico, con chiarezza e coraggio:

“… per la breccia di Porta Pia, entrò nella città eterna il pensiero civile ed umano, la libertà di coscienza, abbattendo per sempre, muraglia di una Bastiglia morale, il potere temporale dei papi… Quella data… da nazionale diviene, nel suo alto significato filosofico, universale, e come tale la festa del popolo per i popoli”.

La scuola

“Le considerazioni di bilancio finanziario devono cedere il passo alle imperative esigenze del bilancio morale ed intellettuale. Le scuole devono moltiplicarsi, allargarsi, migliorarsi; rapidamente, energicamente, insieme col personale scolastico”, aveva detto Nathan nel suo discorso programmatico.  E lo mantenne.


Nell’agro romano le scuole rurali, che nel 1907 erano 27, nel 1911 divengono 46 e il numero degli alunni da 1183 passa a 1743. Le scuole urbane hanno un incremento di ben sedici edifici, e gli alunni, che nel 1907 erano 35.963, nel 1912 sono divenuti 42.925.
Le scuole statali, come sosteneva il coraggioso sindaco, hanno il compito:

“d’insegnare per sviluppare l’intelletto, d’educare per sviluppare il cuore, addestrando all’esercizio della virtù quale dovere civile. Quindi insegnamento laico fondato su educazione morale”.

Nathan si avvale di pedagogisti, medici, scienziati, specialisti nella cura della malaria (imperversava nell’agro romano).

Alcuni nomi: Maria Montessori, Sibilla Aleramo, Carlo Segrè, Giovanni Cena, Alessandro Marcucci, Alessandro Postempski, Angelo Lolli.


La giunta Nathan eroga fondi perché le scuole elementari siano dotate di refezione, di piccole biblioteche, di essenziali laboratori scientifici, di cinematografo…; ma assolvano anche al fondamentale servizio di medicina preventiva.

Nei quartieri popolari, come ad esempio Testaccio e S. Lorenzo, sono costituite le sezioni estive, per sostenere i più deboli nell’apprendimento.

L’impegno di Nathan nella creazione di scuole pubbliche si allarga finanche agli asili: nascono i “giardini d’infanzia” comunali in ; al Portico d’Ottavia e a Borgo s. Spirito. E le loro sezioni si triplicano: nel 1907 sono 50, nel 1911 ben 154. 

“Più scuole e meno chiese” – ripeteva Nathan – che a conclusione del suo mandato poteva affermare con orgoglio:

“Là dove in passato necessitava ricorrere alle scuole confessionali, oggi il Comune ha reso la deleteria loro opera inutile”. 

Dopo Nathan, tutto tornerà come prima. 

Decaduto il non expedit del papa, grazie all’accordo in funzione antisocialista di Giolitti con Ottorino Gentiloni (patto Gentiloni del 1913), i cattolici sono eletti nelle liste dei Liberali.

In nome della nuova alleanza tra liberali e cattolici, si consuma anche il sacrificio politico del nostro Sindaco. 

A Roma, il 14 giugno 1914, la cattolica “Unione romana” vince

Il principe Prospero Colonna, esponente di spicco della rendita immobiliare romana, subentra a Nathan
La tassa sulle aree fabbricabili, coraggiosamente applicata da Nathan, sarà progressivamente ridotta fino alla sua definitiva abolizione con Mussolini (regio decreto n° 2538, 18 novembre 1923). 

Nel 1915, la Società italiana per le Imprese fondiarie del Vaticano giunge a possedere azioni per quasi due milioni di valore nominale. E tra il 1918 e il 1919, amplia straordinariamente il suo giro d’affari attraverso la Società Immobiliare. Proprio quella che, negli anni ’60, è divenuta tristemente famosa per la selvaggia speculazione edilizia della Capitale: il “Sacco di Roma”. Grazie a deroghe, variabili ed abusivismo, da sanare di volta in volta con la provvidenziale pratica del “condono”, usata ed abusata fino ai giorni nostri in tutta Italia. [1]

Un aneddoto ormai famoso narra che, neoeletto sindaco, a Nathan venne sottoposto il bilancio del comune per la firma. Nathan lo esaminò attentamente e, quando lesse la voce “frattaglie per gatti”, chiese spiegazioni al funzionario che gli aveva portato il documento. Egli rispose che si trattava di fondi per il mantenimento di una nutrita colonia felina che serviva a difendere dai topi i documenti custoditi negli uffici e negli archivi capitolini. Nathan prese la penna e cancellò la voce dal bilancio, spiegando al suo esterrefatto interlocutore che d’allora in avanti i gatti del Campidoglio avrebbero dovuto sfamarsi con i roditori che avevano lo scopo di catturare e, che nel caso di topi non avessero più trovati, sarebbe venuto a cessare anche lo scopo della loro presenza. Da questo episodio deriverebbe il detto romanesco Nun c’è trippa pe’ gatti.

L’Italia pur essendo una potenza di seconda fila rispetto alla Gran Bretagna, all‘Impero Germanico e agli Stati Uniti il cui peso mondiale Nathan intuì con forte anticipo rispetto al grosso della classe politica italiana e certo anche per i legami correnti fra il Grande Oriente d’Italia e la massoneria d’oltre Atlantico, nello scambio fra Comunità massoniche e Corpi rituali e tramite le numerose logge italofonela Nuova Italia poteva dunque adempiere alla missione di “nazione guida”, mentre la chiesa di Roma, chiusa nelle «mura di Belisario» (come Nathan disse in veste di sindaco di Roma nel famoso discorso del XX settembre 1910), gli sembrava rinserrarsi in una dimensione priva di dialettica nei confronti della dinamica storica contemporanea[2].

Tra i notabili della Terza Italia recatisi a salutarne le spoglie[3], una presenza parve emblematica: quella di Benedetto Croce, che nel Gran Maestro mazziniano salutò certo l’eclissi di un metodo politico dell’ età giolittìanaculmine del parlamentarismo – e, ha scritto giustamente Carocci,

ultimo momento della storia d’Italia nel quale lo Stato si sia confrontato con autorevolezza con gl’ interessi di parte. Il suo tramonto – tutt’uno con quello del “partito dello Stato” – spianò la via allo Stato dei partiti.

Cosa avrebbe  potuto diventare  l’Italia, nel contesto internazionale,  se avessero prevalso personalità come Ernesto Nathan,  punto di raccordo ideale tra l’idealismo del Risorgimento e la modernità dell’industrializzazione ?

[1]  Da MicroMega del 22 gennaio 2013

[2] Sulle reazioni clericali al discorso nathaniano G. Spadolini, Giolitti e il giolittismo (1901-1914), Firenze, Le Monnier, 1960 (del quale cfr. anche Ernesto Nathan, ossia la Terza Roma, in L’Italia della ragione, Firenze, Le Monnier, 1978). La disputata orazione di Nathan riecheggiava l’entusiasmo dell’Ordine per l’imminente realizzazione in Roma del Congresso massonico internazionale celebrato l’anno seguente a coronamento di quarant’anni di proposte, attese, speranze (cfr. Grande Oriente d’Italia, Congresso Massonico Internazionale a Roma. 50° della fondazione del Grande Orienste d’Italia, XX settembre 1911, Roma, tip. dell’Unione, 1913). Tra i temi affrontati dal Congresso – cui presenziarono o aderirono rappresentanti di molte Grandi Logge d’Europa e d’America – ricordiamo «la pubblica beneficenza intesa come opera di solidarietà sociale diretta all’elevamento morale e materiale dei beneficiati».

[3] Per una minuziosa cronaca dei funerali di Ernesto Nathan, morto a Roma il 9 aprile 1921, “Rivista della Massoneria Italiana”., 1921, n. 4, pp. 73 e ss. Vittorio Emannele III telegrafò alla vedova il suo «rammarico», «ricordando le elette virtù e l’opera dello illustre cittadino scomparso » Altrettanto fece Emanuele Filiberto di Savoia rievocando l’« esemplare figura di integerrimo patriota e di fervente italiano». Ai funerali intervennero, oltre a tutti i dignitari dell’Ordine, Mattioli, ministro della Real Casa, Benedetto Croce, ministro in carica nel governo Giolitti, il sindaco di Roma, Rava, e la Giunta comunale al completo, il presi­dente del Consiglio provinciale, Orrei, il presidente della Deputazione provinciale, Baccelli, i senatori Stringher, Di Giorgio, Vanni, Morpurgo, Cefaly, Artom, Sanarelli, Barzilai, parecchi generali e deputati. Pronunziarono l’elogio funebre dell’estinto Torrigiani, Rava, Stringher e il senatore massone Teodoro Mayer.

 

Pur potenza di seconda fila rispetto alla Gran Bretagna, all’Impero Germanico e agli Stati Uniti – il cui peso mondiale Nathan intuì con forte anticipo rispetto al grosso della classe politica italiana e certo anche per i legami correnti fra il Grande Oriente d’Italia e la massoneria d’oltre Atlantico, nello scambio fra Comunità massoniche e Corpi rituali e tramite le numerose logge italofone – la Nuova Italia poteva dunque adempiere alla missione di “nazione guida”, mentre la chiesa di Roma, chiusa nelle «mura di Belisario» (come Nathan disse in veste di sindaco di Roma nel famoso discorso del XX settembre 1910), gli sembrava rinserrarsi in una dimensione priva di dialettica nei confronti della dinamica storica contemporanea[20]. – See more at: http://www.grandeoriente.it/studi/gran-maestri/ernesto-nathan.aspx#sthash.9TxpMjJy.dpuf
Pur potenza di seconda fila rispetto alla Gran Bretagna, all’Impero Germanico e agli Stati Uniti – il cui peso mondiale Nathan intuì con forte anticipo rispetto al grosso della classe politica italiana e certo anche per i legami correnti fra il Grande Oriente d’Italia e la massoneria d’oltre Atlantico, nello scambio fra Comunità massoniche e Corpi rituali e tramite le numerose logge italofone – la Nuova Italia poteva dunque adempiere alla missione di “nazione guida”, mentre la chiesa di Roma, chiusa nelle «mura di Belisario» (come Nathan disse in veste di sindaco di Roma nel famoso discorso del XX settembre 1910), gli sembrava rinserrarsi in una dimensione priva di dialettica nei confronti della dinamica storica contemporanea[20]. – See more at: http://www.grandeoriente.it/studi/gran-maestri/ernesto-nathan.aspx#sthash.9TxpMjJy.dpuf
Pur potenza di seconda fila rispetto alla Gran Bretagna, all’Impero Germanico e agli Stati Uniti – il cui peso mondiale Nathan intuì con forte anticipo rispetto al grosso della classe politica italiana e certo anche per i legami correnti fra il Grande Oriente d’Italia e la massoneria d’oltre Atlantico, nello scambio fra Comunità massoniche e Corpi rituali e tramite le numerose logge italofone – la Nuova Italia poteva dunque adempiere alla missione di “nazione guida”, mentre la chiesa di Roma, chiusa nelle «mura di Belisario» (come Nathan disse in veste di sindaco di Roma nel famoso discorso del XX settembre 1910), gli sembrava rinserrarsi in una dimensione priva di dialettica nei confronti della dinamica storica contemporanea[20]. – See more at: http://www.grandeoriente.it/studi/gran-maestri/ernesto-nathan.aspx#sthash.9TxpMjJy.dpuf

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