In arrivo un credit crunch mondiale?


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logo-trendonline“Credit Crunch”. Protagonista Ben Bernanke (premio Oscar per l’interpretazione). Tre tempi: il primo ambientato negli Usa, il secondo in Europa e il terzo addirittura in giro per il mondo. Infatti la co-produzione (WashingtonBruxelles) non ha badato a spese. A spese degli altri. Nasce come film ma finisce in tragedia. E ce ne accorgeremo presto…

Siamo di fronte alla terza fase della crisi mondiale, ovvero il credit crunch su scala globale

Primo tempo: USA

Ricordate quello che Italia e Spagna hanno attraversato non più tardi del 2008, quando l’euro era sul punto di cedere e dissolversi (lassù non hanno voluto!) e invece il “buon Draghi giunse in suo soccorso (non certo nostro) salvandolo in extremis? Eravamo al secondo tempo del film.

Il primo infatti si svolgeva negli Usa, nel 2006 e parlava di una serie di banche che avevano venduto titoli tossici a clienti più o meno ignari le quali, complice anche il prevedibile (o per molti già previsto?) calo del settore immobiliare, poi, non sono state in grado di onorare l’obbligo.

A un certo punto del film (che mi dicono essere tratto da una storia vera) entrava in scena la banca centrale degli Usa, capo un certo Bernanke, (un attore che recentemente si è ritirato dalle scene dopo un oscar per la migliore interpretazione proprio in questo ruolo…) che decideva di prendere provvedimenti definiti da più parti “pesanti” e “azzardati” pur di evitare il crac della finanza statunitense: comprare titoli di stato immettendo liquidità nel sistema e facendo scendere i rendimenti dei bond, deprezzando il dollaro, in modo che tutti potessero prenderne a palate e rifarsi una vita. Magari investendo altrove visto che negli Usa i rendimenti sono KO.

Anche a costo di… mah, perché qui il primo tempo finisce con un bel “To be continued”.

rounds of QE

Rounds of QE

Secondo tempo: Europa

Intanto, grazie alla cartolarizzazione dei mutui tossici, il contagio è arrivato all’ Europa attraverso i mercati finanziari , creando anche il caos dovuto all’impossibilità di identificarne l’esatta allocazione e, spesso, anche l’esatto importo totale.

 Il Vecchio Continente, forse, avrebbe potuto anche reagire alla questione se non ci si fosse messa di mezzo la moneta unica europea con tutto quello che ne ha comportato in termini di obblighi, limiti e spese per le singole nazioni.

Al momento non se n’è avuto sentore ma di lì a poco più di due anni, quindi al 2008 (quando in pratica iniziava il secondo tempo del film) anche l’Europa –  che nel frattempo stava sperimentando le prime problematiche legate alla coercizione imposta dalla convivenza tra più economie costrette a reggere lo stesso passo anche a costo di scelte socialmente impopolari, economicamente improduttive e logicamente castranti – iniziò a vedere anche nel suo territorio la nascita della crisi.

Immobiliare e bancaria in Spagna, del debito in Grecia, Italia e Portogallo e chi più ne ha più ne metta (anche perché la fantasia del regista a Bruxelles, non ha certo lasciato paletti all’immaginazione).

Alla fine del secondo tempo, quando tutti erano in panico, i titoli di stato erano carta straccia ma costringevano le nazioni a rendimenti al limite delle due cifre (Roma viaggiava per i decennali al 7%), i governi temevano le rivolte sociali (in realtà la paura è passata da poco e nemmeno dappertutto…), si è deciso per una scelta drastica: l’euro è un processo (politico) irreversibile e dev’essere preservato. Ad ogni costo, anche a quello di imporre lacrime e sangue.

Agli altri, non certo ai membri della produzione del film i quali hanno venduto i diritti di riproduzione all’ estero e adesso a piangere sono gli spettatori delle potenze cosiddette emergenti. Evidentemente non è un bel film, in Grecia, ad esempio lo hanno stroncato e anche le recensioni dei critici spagnoli non sono granchè….

Terzo Tempo: il mondo

Ad ogni modo il terzo tempo pare che dovrà svolgersi propri in queste lontane location e gli organizzatori pare non abbiano badato a spese (a spese degli altri).

La sceneggiatura? Nei paesi emergenti, appunto, le conseguenze delle politiche economiche fatte da Bernanke  (l’attore in pensione, insomma) hanno creato lo sconquasso.

Adesso che gli stimoli economici vengono meno, i rendimenti dei bond statunitensi potrebbero essere più interessanti e quindi tutti quelli che avevano investito all’estero tornano, lasciando soli, tristi, sedotti e abbandonati gli emergenti, i quali, tra le altre cose, sono economicamente molto dipendenti dalle esportazioni e da i capitali esteri con i quali stavano facendo la loro fortuna. Tutto finito.

Dalle loro Borse (e borse) sono usciti oltre 6 miliardi che prima erano nei fondi azionari e oltre 2,5 da quelli obbligazionari. Le economie sono crollate e con loro anche le monete locali. Quindi non solo sedotte e abbandonate, ma pure senza un soldo!

In particolare i due protagonisti, Brasile e Cina si sono trovati in contemporanea a dover applicare una stretta creditizia e aumentare il costo del denaro (sempre per colpa di Bernanke, il cattivo della situazione) per riuscire a rendere più “pesanti” le valute. Ma Cina e Brasile sono anche legate da una partnership commerciale (la prima compra molte materie prime dalla seconda) e anche la seconda e quarta potenza mondiale (praticamente fanno pubblico, in tutti i sensi). La stessa cosa ha dovuto fare l’India e la Turchia, anche loro in alto nella classifica.

Purtroppo, però, c’è anche un’altra questione: dovendo riuscire in qualche modo a creare domanda (e quindi a produrre), nel primo e secondo tempo si era fatto capire che le economie emergenti avrebbero salvato i protagonisti grazie alla loro crescita e ai capitali che arrivavano: nuovi stili di vita, nuovi orizzonti, nuovi prodotti. Ma… ma senza soldi non si cantano messe e ora tutte quelle belle parole sono solo ricordi al vento. Anche perché la stessa stretta creditizia potrebbe riguardare anche tutte le altre potenze.

Siamo all’inizio di una stretta creditizia e la fuga di capitali è il primo segno.

Gli altri? diminuzione della crescita reale (in molti paesi, Italia compresa è realtà da tempo), aumenti dei tassi di default (tra le società… vogliamo parlarne?) e, nelle altre economie anche una diminuzione di fusioni e nascite di nuove società (da noi, ormai …).

Se credit crunch è un’espressione troppo forte per alcuni, è pur vero che i soldi, di qui a poco, verranno meno da tutte le parti e costeranno di più per una fetta consistente della popolazione mondiale.

Infatti Cina, Brasile, India , Indonesia, Turchia sono accomunate anche da un altro particolare non irrilevante: sono tra gli stati demograficamente più popolosi (e in continuo aumento ancora di più dopo che la Cina ha tolto l’obbligo del limite del figlio unico) e anagraficamente più giovani. E i giovani, giustamente, cercano soddisfazioni e aspirazioni personali e a differenza degli italiani (popolo vecchio anche dentro) non esitano a scendere in piazza e a fare manifestazioni anche violente per averli. Turchia e Brasile lo stanno già dimostrando.

Non solo, ma è bene ricordare che proprio gli emergenti coprono una fetta notevole del Pil mondiale. E se loro cadono anche il resto della ricchezza li segue…

 “shadow banking”: ripartizione degli asset “ombra” nel Pianeta.

“shadow banking”: ripartizione degli asset “ombra” nel Pianeta.

Senza contare, passando dal particolare all’universale che la Cina (l’emergente che avrebbe dovuto superare gli Usa nel prossimo decennio per quanto riguarda la leadership mondiale) dopo 30 anni cdi crescita incontrollata è obbligata a riordinare le cose in casa soprattutto il settore bancario che con il problema delle banche ombra ha una piaga simile a quella dei subprime statunitensi del 2006.

E la storia continua…

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