Regalo a Unicredit e Banca Intesa: aumento di capitale costo zero


Tyler Durden

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  By Tyler Durden, 30 gennaio 2014

 

 

La valutazione delle quote Bankitalia e le banche azioniste

La Camera dei Deputati di ieri sera, 29 gennaio, ha offerto uno spettacolo inverosimile, con dei deputati che occupavano gli scanni del Governo, si imbavagliavano, esponevano degli striscioni e tentavano di impedire la votazione mentre volava qualche ceffone.

Protagonisti di tale “spettacolo”, i deputati del M5S che hanno deciso di opporsi con forza alla decisione della Boldrini di applicare per la prima volta in 60 anni la procedura della “tagliola” che blocca la discussione in corso e invita a votare il decreto-legge in discussione la cui scadenza ultima era fissata per le ore 24 di ieri: un decreto-legge che da una parte annulla la prima rata dell’IMU e dall’altra regala 7,5 miliardi alle banche.

E’ doveroso precisare che il M5S non si è opposto alla abolizione dell’Imu – che ha proposto di finanziare con i proventi del gioco d’azzardo – ma alla “bravata” di Saccomanni e di Letta, degna della “repubblica delle banane” consistente nel tentare di far passare inosservato un consistente regalo alle banche che certamente non sarebbe stato approvato se fosse stato proposto tal quale in Parlamento. Non si possono trattare gli Italiani come dei bambinoni che ingoiano il boccone amaro nascosto dentro un cucchiaino di miele, avranno pensato i giovanottoni del M5S e, coerentemente, hanno confezionato lo spettacolo a cui abbiamo assistito ieri sera.

Ma vediamo in concreto di capire la ratio della legge e della protesta, svelando una volta per tutte la verità sulla Banca d’Italia e le banche azioniste.

La Banca d’Italia è stata dotata nel 1936 di un capitale sociale quasi simbolico di 300 milioni di lire diviso in quote distribuite tra le principali banche italiane. Oltre la metà di tali quote – il 52,4% – è posseduto oggi da Unicredit e Banca Intesa. Per stabilire il valore reale di tali quote oggi, è stato creato un “comitato di esperti” che ha sentenziato: quel capitale vale oggi 7,5 miliardi di Euro.

Alla luce di tale responso, si è deciso di procedere ad un aumento di capitale ma senza far pagare tale aumento alle “povere” banche azioniste che comunque mantengono la proprietà. Tale consistente aumento sarà prelevato dalle riserve della Banca d’Italia e quindi indirettamente dallo Stato che fino ad ora ha incassato dei dividendi in rapporto alle riserve.

Da notare che le banche azioniste, fino ad oggi, hanno incassato lo 0,5% dei rendimenti ottenuti dagli investimenti e dalle riserve, pari a circa 70 milioni di Euro.A partire da quest’anno, il tetto massimo del dividendo passa al 6% con un incasso poenziale di 450 milioni di Euro invece dei 70 degli anni precedenti.

Ma si sa l’appetito vien mangiando e non ci si poteva fermare qui. E’ stato deciso che nessuna banca azionista può possedere più del 3% del capitale e, pertanto, lo Stato potrebbe ricomprare la parte eccedente tale percentuale, pagando alle maggiori banche che le hanno ricevute praticamente gratis, somme consistenti. Un esempio concreto: Unicredit e Banca Intesa, potrebbero ricevere dall’adeguamento, 3,5 miliardi di prezioso denaro contante! Ma cosa, non meno importante, le quote da loro cedute dietro compenso, non danno diritto al dividendo proporzionale, rendendo così più conveniente vendere le quote eccedenti alla Banca d’Italia.

Questo il resoconto “contabile” dell’operazione che lascia intravvedere il grande successo della lobby bancaria, capitanata da Saccomanni. Ma il successo ancora più evidente se si considera che la legge sul risparmio del 2005 prevedeva che le quote venissero cedute allo Stato, che finalmente sarebbe diventato il vero possessore di una Banca d’Italia già dimezzata, anche per rafforzare la sua funzione di vigilanza. Niente da fare: la Banca d’Italia resta ancora oggi proprietà delle banche che dovrebbero essere vigilate.

Le lobbies bancarie hanno fatto di tutto per impedire l’applicazione della legge del 2005 e ci sono riusciti alla grande: non solo sono rimasti propietari della Banca d’Italia ma hanno ottenuto rivalutazione e capitali freschi alla faccia dei minkioni dei cittadini che non capiscono nulla di finanza e di economia e se la prenderanno ancora una volta con i parlamentari “maleducati” del M5S mentre dietro le quinte se la ride di gusto quel “furbacchione” di Saccomanni, proveniente appunto dalla Banca d’Italia, insieme a quel “simpaticone” di Letta che ancora un volta ha potuto mostrare gli attributi.

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