Corporatocracy and the Economic hit men (EHMs)


corporatocracy

corporatocracy

BY ADMIN

Cari lettori,
di seguito troverete la definizione in inglese di cosa sia un killer economico e degli strumenti potenti e devastanti che gli vengono messi a disposizione per il raggiungimento degli obiettivi delle organizzazioni mandanti.
Poi proseguirò con le allarmanti ed ultimative richieste sia dei giovani industriali guidati dall’ottimo Morelli che dal Presidente Giorgio Squinzi ( finalmente non vediamo più presidentesse a far da veline sorridenti ad un perennemente allupato Capo del Governo …..)
Lo scopo di  questa interessante ed allarmante disamina è l’annuncio dell’inaugurazione su questo Blog di una nuova categoria dedicata espressamente ai nostri connazionali che si sono prestati o si prestano tutt’ora ad essere degli EHMs per conto di interessi stranieri a danno del proprio Paese, doppiamente colpevoli pertanto perché tradiscono i loro stessi connazionali e l’Italia, a differenza degli EHMs che pur facendo un lavoro sporco, agiscono per conto del proprio Paese o di Entità che ne rappresentano gli interessi.

 Economic hit men (EHMs) are highly-paid professionals who cheat countries around the globe out of trillions of dollars. They funnel money from the World Bank, the U.S. Agency for International Development (USAID), and other foreign “aid” organizations into the coffers of huge corporations and the pockets of a few wealthy families who control the planet’s natural resources. Their tools included fraudulent financial reports, rigged elections, payoffs, extortion, sex, and murder. They play a game as old as empire, but one that has taken on new and terrifying dimensions during this time of globalization.

07.06.2013

SCATENIAMOCI! La relazione del presidente Morelli

SCATENIAMOCI. Liberiamo l’Italia da vincoli e catene”. Questo il titolo della relazione di Jacopo Morelli, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, che apre il 43°Convegno di Santa Margherita Ligure.

Italia paga prezzo altissimo. Fra gli effetti più tragici della crisi, l’accentuarsi della disuguaglianza.
“La sfida è una: perseguire insieme sviluppo, libertà economica e coesione sociale” ha affermato il Presidente degli under 40 di Confindustria, denunciando la situazione drammatica dell’Italia “paghiamo un prezzo altissimo: disoccupazione giovanile al 40,5%, che sale di dieci punti al Sud, contrazione della produzione del 25%, PIL atteso ancora in calo a fine anno”.

Jacopo Morelli, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, che apre il 43°Convegno di Santa Margherita Ligure.

Jacopo Morelli, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, che apre il 43°Convegno di Santa Margherita Ligure.

Fra gli effetti più tragici della crisi c’è l’accentuarsi della disuguaglianza “che impoverisce tutti, perché una società diseguale è una società frammentata, nella quale si abbassano produttività ed eccellenza. È un sistema costoso, che spreca risorse, perché non permette al suo capitale umano, imprenditoriale e lavorativo di esprimersi. Non è accettabile che solo l’8,5% dei figli di operai diventi imprenditore, dirigente o libero professionista”.

Disoccupazione prima emergenza
Secondo Morelli “tra le fonti principali di disuguaglianza vi è la disoccupazione. E anche i disoccupati non sono uguali fra loro, perché mentre il mercato del lavoro si è trasformato, i mezzi con cui rispondiamo alle criticità sono rimasti indietro”. In materia di protezione sociale è necessario creare “uno strumento universale e flessibile. Non il sussidio a pioggia del reddito di cittadinanza, ma un “reddito minimo a tempo” condizionato alla attiva ricerca di lavoro e alla formazione professionale. Perché i giovani sono i primi a soffrirne l’assenza”.
Il leader degli industriali under 40 chiede riforme per i giovani e “per quei disoccupati a bassa scolarizzazione, 1,3 milioni, che potrebbero trovare impiego se il carico fiscale e contributivo fosse azzerato almeno per i primi cinque anni” propone “un lungo apprendistato, indipendente dall’età”. Morelli si rivolge anche ai “4 milioni di immigrati, che stanno cambiando conformazione all’Italia e ai quali devono essere date risposte. Le norme sull’immigrazione non possono essere improntate sulla paura. Dell’immigrazione l’impresa ha bisogno”.

Uno Stato che funziona
Inefficienza delle strutture pubbliche e del sistema giudiziario, costi della politica, infrastrutture costruite a metà, fondi strutturali non ancora spesi, queste secondo Morelli le risorse sprecate per “mantenere privilegi e potentati”, che impediscono allo Stato di funzionare. Per il Presidente dei Giovani Imprenditori “non è tollerabile una Pubblica Amministrazione che lascia un debito di oltre 100 miliardi di euro verso i propri fornitori. E’ un atto di arroganza”.
E non è tollerabile nemmeno un sistema fiscale che “tassa il reddito da impresa e da lavoro più che quello immobiliare e finanziario. Chi fa impresa alla luce del sole paga tasse fino al 70%. L’IMU è un’imposta che pesa su tante famiglie, ma mai quanto il livello di tassazione su lavoro e imprese. Eppure sulla prima si è giocata un’intera campagna elettorale e sono bastati 10 giorni dall’insediamento del Governo per congelarla, mentre sul cuneo fiscale non si intravedono riforme all’orizzonte”.

Miracoli no, statisti sì. Subito una nuova legge elettorale.
Non risparmia critiche alla classe politica Morelli: All’Italia non servono banderuole, ma persone preparate e capaci, salde nella furia dei venti e degli eventi. Non un Governo che faccia miracoli, ma che agisca sulla competitività del Paese. Da cittadini esigiamo esecutivi che non agiscano solo come grigi amministratori per il disbrigo degli affari correnti, ma come promotori di sviluppo, mettendo in ordine le priorità”.
Fra queste, una nuova legge elettorale che “ad oggi nessuno ha potuto, o meglio voluto, cambiarla. Gli elettori sono stati chiamati, di nuovo, a ratificare, anziché scegliere. Non è un caso se l’impreparazione non è scesa, con il riproporsi di candidati talvolta impresentabili, più spesso non adeguati e incompetenti. In Parlamento non vogliamo delinquenti, ma neanche improvvisati” ha ribadito Morelli di fronte alla platea del Grand Hotel Miramare.

Abbiamo fatto, come imprenditori, troppo poco autocritica
“Dobbiamo riflettere anche noi su quelle derive che distorcono l’economia sana e corrompono i valori del libero mercato. Accanto ad un capitalismo che crea, ce ne è uno che distrugge, che vive di clientele, che si approfitta della palude delle inefficienze pubbliche”.
Morelli ha quindi richiamato gli imprenditori a perseguire “trasparenza, contrastando la collusione che alimenta la spesa statale improduttiva; etica, perché dove c’è un corrotto c’è anche un corruttore; e coerenza nei confronti della politica” criticando letroppe deleghe in bianco e la troppa diplomazia nel tacere verità scomode, a scapito della funzione stessa dei corpi intermedi, distorta, da risoluzione dei conflitti a mera trasmissione di interessi.

Scateniamoci!

Morelli ha ringraziato i “Giovani Imprenditori che siedono in questa sala” ma anche quelli che “sono dovuti restare in azienda, perché ci sono percorsi di ristrutturazione da affrontare, mutui da rinegoziare e stipendi da pagare a fine mese” e “quelli che non fanno proprio più parte del Movimento, ma che faremo tornare. A testa alta. È una promessa”.
Ed ha concluso ribadendo che “Vogliamo un Paese che sappia cosa significa essere giovani e intraprendenti. Un Paese dove il coraggio e l’entusiasmo siano benvenuti e non temuti o, peggio, ostacolati. È tornato il tempo di guardare avanti: con orgoglio, con fiducia, con dignità. Tocca a noi. Scateniamoci!”.

Sabato, 08 Giugno 2013

Squinzi: «A rischio la tenuta sociale del Paese»

Il ‘rischio rivolta’ paventato dal leader di Confindustria giovani, Jacopo Morelli, non è un allarme lanciato a vuoto o senza fondamenti. Anzi. Si tratta di «un discorso serio». Parola di Giorgio Squinzi che teme come nelle piazze scenderanno coloro che non hanno lavoro, che non vedono opportunità per il loro futuro. «Dobbiamo evitarlo», ha detto.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. (Ansa)

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. (Ansa)

Perché, secondo Squinzi, «non avere opportunità di lavoro per i giovani evidentamente comporta un rischio di tenuta per il sistema sociale del Paese».
PRESSING SUL GOVERNO. Un allarme che il premier Letta ha dichiarato di «condividere». Il presidente di Confindustria ha riconosciuto che ora l’esecutivo deve «avere il tempo di lavorare», e che «sicuramente sarà capace di prendere decisioni positive». Ma non si allenta il pressing degli industriali sul governo per la crescita e le riforme: «Noi continueremo a tallonarlo, dobbiamo stimolarlo, pungolarlo. Li sorveglieremo da vicino». Il tempo è scaduto.
La verità, per Squinzi, è «il fatto è che si è perso il 25% dei volumi di produzione nel nostro Paese dal 2007 a oggi e la cosa più grave si è distrutto il 15% della capacità di produzione».

Squinzi: Europa miope, solo la crescita può sostenere il rigore

10 giugno 2013 

«C’è un errore di fondo in Europa e va corretto: Bruxelles si è accanita con una politica di rigore a dir poco miope, dimenticando che solo la crescita può sostenere il rigore finanziario». Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, dall’assemblea di Assolombarda, critica in modo netto la gestione continentale della crisi, che invece di valorizzare i punti di forza dell’area ha fatto esplodere i suoi punti di debolezza, riservando all’Italia un trattamento che non tiene conto dei suoi fondamentali positivi, mentre la logica del tetto del 3% del deficit «diventa incomprensibile, una logica difficilmente accettabile».

«La bandiera dell’austerità – chiarisce Squinziè stata eretta per recuperare credibilità e noi abbiamo dimostrato di saper fare sacrifici. Ma se rigorismo e austerità mettono in ginocchio la tenuta sociale e il patrimonio delle nostre imprese costuito in decenni di duro lavoro affiché altri possano fare shopping portandosi a casa i nostri pezzi migliori a prezzi di saldo, la soluzione si trasforma in problema e dobbiamo dire no».

Scelte sbagliate, che arrivano in un momento in cui l’unico indicatore migliorato in Italia rispetto ad un anno fa è lo spread, mentre le imprese pagano un calo di ricavi di 100 milioni al giorno, con un calo della produzione industriale che prosegue da 20 mesi consecutivi, confermati dal -4,6% di aprile.

Squinzi respinge le critiche che arrivano da Bruxelles, che descrivono un Paese privo di innovazione e di competitività, perché noi «non cresciamo perché sono 20 anni che paghiamo tasse sempre più alte». Non si cresce – aggiunge Squinzi – per colpa di politiche insopportabili e le imprese «non sono il male, piuttosto la soluzione».
Siamo tornati indietro di 20 anni non perché le imprese non sono capaci di produrre ma perché non hanno più mercato per i loro prodotti. Se il mercato interno non va, stretto da rigore, assenza di credito e conseguente blocco degli investimenti, il Pil per definizione crolla, senza responsabnilità delle imprese. Squinzi chiede così di operare su due vie, da un lato cambiando in profondità la politica economica del nostro Paese, ma è anche cruciale correggere il tiro a Bruxelles, «altrimenti non ne usciamo».
«I numeri sono lì a raccontarlo – conclude Squinzi – l’industria italiana è viva e lotta per il destino dell’intero Paese, non per sé stessa».

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s