Banche usuraie e direttori incompetenti



Pubblicato in data 12/dic/2013
lagabbia.la7 di Gianluigi Paragone
Le aziende italiane chiudono ogni giorno a causa della crisi ma anche quando un imprenditore lavora a pieno regime, ha prospettive per il futuro e paga regolarmente dipendenti e fornitori, le banche si mettono comunque di traverso e rischiano di rovinarlo (Servizio di Edoardo Di Lorenzo)

Pubblicato in data 07/nov/2013
lagabbia.la7 di Gianluigi Paragone
Le aziende italiane falliscono perché le banche non fanno il proprio lavoro: il credito all’impresa non arriva e la chiusura dei rubinetti è sempre più stretta. I banchieri intanto guadagnano milioni, si spostano con le auto blu e parlano del nulla. (servizio di Edoardo Di Lorenzo)

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BANKITALIA BOCCIA I MANAGER DEGLI ISTITUTI DI CREDITO: TROPPI, TROPPO VECCHI, TROPPI UOMINI. E PURE POCO COMPETENTI.

Con toni soft, senza mai fare riferimenti diretti (tipo Bazoli) e aggregando i numeri, i tecnici di via Nazionale dipingono le grandi banche come dei pachidermi con la prostataIl 93% dei membri dei board sono uomini, l’età media è troppo alta, e spesso sprovvisti persino di una laurea. Nella selezione “non si adottano criteri oggettivi di competenza tecnica”

Simona Sotgiu  per Formiche logo

Troppo numerosi, poco diversificati e spesso non adeguati tecnicamente. E’ il profilo degli amministratori degli istituti di credito delineato da una ricerca della Banca d’Italia sulla composizione delle banche nazionali e sul loro funzionamento.

Ignazio Visco

Ignazio Visco

L’analisi dei documenti di autovalutazione provenienti da 43 banche coinvolte nell’indagine ha rivelato, anzi confermato, quanto osservatori di settore e la stessa Vigilanza di Bankitalia avevano notato:

la tendenza ad avere consigli di amministrazione troppo numerosi, scarsamente diversificati nel genere e nell’età a cui si aggiunge la scarsa – quando non inesistente – valutazione dei titoli o delle competenze dei vari consiglieri di amministrazione.

SOVRAFFOLLAMENTO GENERALE

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Antonio Patuelli

“Il numero medio dei componenti il board delle banche esaminate risulta, in linea generale, legato alla dimensione degli attivi e aumenta con la crescita di questi”, si legge nell’analisi di Bankitalia, che entra poi nel dettaglio: “Il numero medio dei componenti nelle banche esaminate risulta leggermente superiore rispetto a quello già rilevato dalla Banca d’Italia in occasione dell’analisi condotta sugli statuti delle banche e della pubblicazione delle best practice nel dicembre 2011″. Dunque crescono i componenti dei consigli d’amministrazione per le banche di grandi e medie dimensioni, mentre diminuiscono del 18% nei piccoli gruppi bancari tra 2008 e 2013.

Ma è soprattutto la valutazione sulla necessità di diminuire tale numero a essere sottolineata dal documento della Banca centrale governata da Ignazio Visco secondo cui “nonostante l’analisi comparata e il confronto con le best practice citate induca a ritenere che il numero dei componenti sia generalmente da ridurre, la composizione quantitativa è stata giudicata positivamente da circa il 64% delle banche con sistema di governance tradizionale”. Si legge poi che “solo nel 13% delle autovalutazioni la numerosità dei consiglieri è stata considerata un aspetto suscettibile di miglioramento; nei restanti casi non è stata fatta alcuna significativa valutazione”.

ASSEMBLEA GENERALI DI BANCA D'ITALIA: Gaetano Caltagirone e Giovanni Bazoli ( foto La Presse)

ASSEMBLEA GENERALI DI BANCA D’ITALIA: Gaetano Caltagirone e Giovanni Bazoli ( foto La Presse)

EQUILIBRIO DI GENERE

Sovraffollati e poco diversificati, ecco come si configurano i consigli d’amministrazione delle banche italiane: infatti “con riferimento all’equilibrio di genere il 93% dei componenti i board delle banche esaminate è rappresentato da uomini. Nonostante la presenza femminile sia in aumento (nel 2011 la percentuale di uomini era pari al 96,2%), in 17 delle 43 realtà esaminate la componente femminile è ancora del tutto assente e in altre 18 è pari ad una sola rappresentante”.

“L’esame delle autovalutazioni mostra che solo episodicamente sono stati presi in considerazione i profili inerenti la diversità di genere – si può ancora leggere nel documento – circa l’81% delle banche non ha riportato alcuna valutazione e in soli due casi l’equilibrio di genere è stato considerato un profilo da migliorare”.

ETÀ E NUMERO DI INCARICHI

Federico Ghizzoni e Giuseppe Vita

Federico Ghizzoni e Giuseppe Vita

Sono in maggioranza uomini, dunque, i componenti dei consigli di amministrazione, ma non solo: l’età media è di oltre sessant’anni e la loro permanenza negli incarichi è in aumento “i consiglieri delle banche esaminate hanno in media una permanenza nello stesso board pari a 6,2 anni; rispetto all’anno precedente l’indicatore risulta in aumento, sebbene per un valore inferiore all’unità (pari a 0,9)”.

Ed è sempre per le banche medio grandi che gli indici sono in aumento “Per le banche di maggiori dimensioni la permanenza media è leggermente più alta rispetto al resto del campione. Nel dettaglio, l’analisi evidenzia un periodo di permanenza più lungo per le cariche di presidente (vi sono casi in cui è superiore a 15 anni) e di amministratore delegato (casi in cui è superiore a dieci anni)”.

“Nel dettaglio, suddividendo le cariche censite in esecutive e non esecutive (19) e in società finanziarie o non finanziarie (20), il 2% degli esponenti riveste almeno altri cinque incarichi di tipo esecutivo, quasi esclusivamente concentrati in imprese non finanziarie; anche in questo caso la più elevata concentrazione di cariche si riscontra nelle banche di medie e grandi dimensioni”.

VALUTAZIONI E PROFESSIONALITÀ  

Se fino ad ora dall’analisi di Bankitalia si è prefigurata un’immagine prettamente maschile e tendenzialmente anziana della banche italiane, è ancora più preoccupante il versante meritocratico, si evince dal rapporto dei tecnici di Palazzo Koch.

Alessandro Profumo e Fabrizio Viola

Alessandro Profumo e Fabrizio Viola

Si può leggere infatti nel documento che “pressoché nessuna delle autovalutazioni contiene approfondimenti mirati circa l’adeguatezza della professionalità dei consiglieri rispetto a tutti i profili di rischio cui la banca è esposta” e continua “gli approfondimenti compiuti sul sub-campione di banche mostrano che le modalità di valutazione della professionalità dei consiglieri sono prevalentemente formali, limitate ad una mera verifica dei requisiti minimi di legge, e non sempre assicurano l’adeguata composizione del board sotto il profilo della competenza tecnica”.

Il problema dell’incompatibilità tra ruoli di rilevanza e condanne penali non è relativo solo all’ambito politico, anzi è presente anche nel settore bancario.

“Nel concreto, la presenza di profili di inopportunità della nomina – quali, ad esempio, le condanne penali per reati finanziari, sanzioni amministrative anche interdittive o coinvolgimenti in procedure fallimentari – non viene adeguatamente valutata né sotto il profilo della competenza professionale né sotto quello della reputazione”.

Bankitalia

Bankitalia

Per la valutazione, affidata a ogni singolo istituto bancario, “il 37% delle banche analizzate ha affidato l’incarico ad una società esterna; questa percentuale è superiore a quella registrata dall’analisi di Assonime con riferimento alle società quotate italiane (per le autovalutazioni del 2011), che risulta pari al 10%”.

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