China’s “Black Swan” pubblicato in LinkedIn il 25 settembre 2018


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L’ottima recente analisi dell’amico Riccardo Ghia 高瑞克 mi dà lo spunto per approfondire il ragionamento di qualche tempo fa nel post in calce…

Year of the Dragon

Nel 1985 proprio per arginare il dragone Giapponese Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania occidentale inposero praticamente ai nipponici il trattato detto ” Plaza Accord” allo scopo di indebolire il dollaro e, di conseguenza, di correggere gli squilibri commerciali degli Stati Uniti.

Tokyo fu stata costretta a far apprezzare lo yen nei confronti del dollaro USA, il che ridusse significativamente le esportazioni giapponesi verso il mercato statunitense. Sappiamo come andò a finire : l’economia giapponese, da 20 anni a questa parte, è colpita dalla deflazione e dalla crescita anemica.

Memore di ciò, l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti Cui Tiankai ha detto il 30 agosto scorso che la Cina non accetterà l’imposizione di una riedizione del Plaza Accord.

Ha fatto queste osservazioni durante la partecipazione a una tavola rotonda che si concentrava sull’argomento “Passi successivi” presso il Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) con un gruppo di esperti di base a Washington…

– “Su cosa fare dopo, per la Cina è molto chiaro”, ha detto Cui. “Desidero consigliare alla gente di rinunciare all’illusione che un altro Plaza Accord possa essere imposto alla Cina e dovrebbero rinunciare all’illusione che la Cina possa mai cedere all’intimidazione, alla coercizione o alle accuse infondate”.

“Ma allo stesso tempo, la Cina è sempre pronta a impegnarsi in negoziati e consultazioni seri, concreti e pragmatici per affrontare le questioni economiche e commerciali sulla base del rispetto reciproco e di un approccio equilibrato per risolvere le preoccupazioni di entrambe le parti”, ha affermato , parlando delle relazioni tra Cina e Stati Uniti.

“Questo deve essere un processo di buona volontà e di buona fede “, ha osservato il diplomatico cinese. “Se riusciremo a raggiungere un accordo attraverso questo approccio, non credo che le attuali questioni economiche e commerciali saiano così difficili”. – Fonte: Xinhua | 2018-08-31 21:51:34 | Editor: huaxia

Ma è inutile nascondere come i pianificatori economici di Pechino siano in allerta e preparino i loro strumenti di politiche fiscali e monetarie, nel caso in cui l’economia mostri segni di debolezza….

La seconda più grande economia mondiale non può permettersi un’espansione minore del 6% all’anno …. qualsiasi brusca flessione potrebbe causare grossi problemi come disoccupazione di massa e disturbi sociali.

Le statistiche ufficiali indicano un’accelerazione della pressione deflazionistica nel vasto settore manifatturiero cinese…

Se l’amministrazione Trump si attiene ostinatamente all’imposizione di dazi doganali sulle importazioni cinesi e al lancio di una lunga guerra commerciale, le interruzioni nelle esportazioni verso gli Stati Uniti potrebbero causare massicci accumuli di magazzino e capacità produttiva inutilizzata in Cina, il che porterà a un ampio calo dei prezzi e probabilmente deflazione.

Se l’esperienza è maestra, le autorità potrebbero utilizzare un portafoglio di strumenti politici per spingere la crescita con mezzi quali l’aumento degli investimenti fiscali su infrastrutture e progetti ad alta tecnologia e tagliando le tasse personali e aziendali per indurre la spesa domestica.

Allo stesso tempo, la PBC deve mantenere una politica monetaria relativamente allentata per assicurare una sufficiente liquidità nei mercati, il che aiuterà anche a prevenire la pressione deflazionistica.

Pertanto, è imperativo che i policy maker siano sempre al corrente dei cambiamenti del mercato, forniscano una liquidità adeguata per facilitare il consumo interno e cercare maggiori scambi con altre economie.

A luglio, le autorità centrali hanno incoraggiato i governi cinesi a livello provinciale a raccogliere più di 1 trilione di yuan (146,05 miliardi di dollari) attraverso le vendite di obbligazioni. Questa misura fornirà finanziamenti per progetti infrastrutturali e assistenza sociale, che a loro volta potrebbero attivare la spesa interna e stimolare l’attività economica. I governi locali sono inoltre sollecitati ad aumentare i redditi personali disponibili per sostenere il consumo.

E’ opinione comune che il governo centrale istituisca un sistema di risposta alle crisi per affrontare eventuali incidenti da “black swan” che si verifichino in Cina o all’estero. A livello nazionale, le travagliate piattaforme peer-to-peer e il mercato azionario in declino sono due pericoli in agguato che meritano un’attenta supervisione.

La Cina potrebbe sopravvivere allo stritolamento del Pitone americano solo in due modi : o incentivando i consumi interni attraverso un allargamento marcato della sua classe media o aumentando considerevolmente il suo export sui mercati non anglosassoni…

Il problema è che disgraziatamente ambedue le soluzioni le sono precluse:

  1. i 400/500 milioni di cinesi nuovi borghesi con consumi affluent è il limite massimo tollerabile da un regime autocratico che riesce a tenere sotto il suo imperio una terra e un popolo sterminati solo a condizione di mantenere sì i tassi di crescita e di benessere che abbiamo già visto ma con la contraddizione implicita che un ulteriore ampliamento di una classe borghese e meno feudale verrebbe a indebolire le basi stesse della nomenclatura autocratica del regime con spinte centrifughe difficilmente governabili…
  2. Nessuna grande potenza può ritenersi tale se è priva di soft power: la way of life, lo stile di vita, la cultura, l’effervescenza e la libertà intellettuale ne rappresentano il lievito e ne sono gli intrinseci elementi costitutivi …sono quelle caratteristiche valoriali universalmente conosciute e apprezzate che ne consentono la risonanza e la leadership mondiale e i passepartou per tutti mercati…dunque la Cina ne è sprovvista: non possiede dei plus simbolici per cui i mercati esterni sono disposti a pagare uno spread qualitativo benché voluttuario…

Proprio quello spread qualitativo di valore che viene riconosciuto alle produzioni occidentali e che ha consentito loro di aggredire nuovi mercati quando altri si chiudevano…e che proprio per questo motivo sono riuscite a far sopravvivere parte – seppure minoritaria – di quella classe media affluente che costituiva il nerbo delle “vecchie” democrazie liberali occidentali, uccidendone, per contro, la restante maggior parte, con scriteriate delocalizzazioni, marcate fortemente dal dumping industriale, sociale ed ecologico…

Quei cinquecento milioni di nuova classe media cinese non sono altro che il frutto di uno scellerato travaso di ricchezza dalla borghesia occidentale ai nuovi parvenu cinesi, operato, artatamente e non per merito, dalle Corporate globali…

In conclusione la morsa americana si farà sempre più feroce, la Cina è nell’angolo e la sua illusione di giocare da player mondiale verrà notevolmente ridimensionata…

Chi profetizzava la decadenza americana in favore del sole d’oriente avrà cocenti delusioni.

Per quanto reggerà l’economia “drogata” statunitense questo è un altro discorso che affronteremo…

Ovviamente gli aficionados che da due decenni seguono le mie considerazioni geopolitiche sanno che io pavento invece una saldatura molto più pericolosa sull’asse Mosca/Berlino in continuazione del mai sopito feeling tra le due potenze dai tempi del patto Molotov-Ribbentrop e che gli Stati Uniti, anche se non lo danno a vedere manifestamente, vivono con vero terrore …

Altro che Cina !