GIANCARLO ELIA VALORI, l’ultimo ” Honorable” non francese dopo il Cardinale Mazzarino, de l’Academie des Sciences de l’Institut de France”, viene intervistato, in esclusiva, da Marcello Lopez, editor di GIB4I/SMEs.


Prof. Giancarlo Elia Valori  Conferenza presso l' Ambasciata d'Italia a Washington.

Prof. Giancarlo Elia Valori
Conferenza presso l’ Ambasciata d’Italia a Washington.

GIANCARLO ELIA VALORI, docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente presiede La Centrale Finanziaria Generale SpA, la Fondazione Laboratorio per la Pubblica amministrazione e la Delegazione italiana della Fondazione Abertis. Inoltre è presidente onorario dei colossi cinesi Hauwei Italia e HNA Group nonché titolare di importanti cattedre in prestigiosi atenei: la Yeshiva University di New York,

Università di Pechino

Università di Pechino

l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

È stato nominato Ufficiale della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo” nonché ambasciatore di buona volontà dell’Unesco e “Honorable” de l’Académie des Sciences de l’Institut de France.

Premiazione Presidente VALORI
GE Valori discorso con Corazziere

Palazzo del Quirinale

Marcello Lopez ( di seguito ML): «Professor Valori, nel suo Breviario il Cardinale Mazzarino – unico italiano, prima di Lei, ad essere nominato Honorable de l’Academie des Sciences- consigliava: “Lascia agli altri il nome e la gloria; tu cerca il solido potere”. Che cosa è per Lei il potere? Che cosa è la Gloria? Condivide le parole di Mazzarino? La sua, per dir così, “strategia” di lungo periodo? »

G.E Valori

«Mazzarino diceva anche, nel suo “Breviario dei Politici”, che “chi troppo si millanta, e fa pompa del suo valore, non è gran fatto da temersi”Il potere è per me la sostanza della politica. Sostanza intesa in senso aristotelico, “ciò che fonda, che sta sotto e sostiene”. Il potere non è l’oggetto o il fine della politica, poiché molti  riescono a raggiungere i loro obiettivi senza prima aver raggiunto il potere.

Papa Paolo VI e G.E. Valori.

Papa Paolo VI e G.E. Valori.

Quindi, lo specifico potere politico non si vede, non si sente, salvo rari casi, non si millanta, naturalmente,  e soprattutto non lo si usa a sproposito.

E’ la sostanza più delicata che si trova nella società, in tutte le società, che sono naturalmente asimmetriche riguardo alla gerarchia, e quindi al potere.

Penso alle organizzazioni animali studiate dall’etologo Konrad Lorenz, o alla straordinaria espansione del valore-lavoro causata dall’uso delle macchine agli albori di quel capitalismo che Marx chiamò manchesteriano”. Che cos’è la gloria, Lei mi chiede. Schopenhauer diceva che la gloria la si deve acquistare, mentre l’onore basta non perderlo. Mi passi quindi una battuta: la gloria è la grazia del potere. Così come ci sono molti credenti onesti e bravi, ma pochissimi santi, così ci sono molti uomini con un vasto potere, ma pochissimi possono pretendere per sé anche la Gloria. Sulla strategia di lungo periodo che intendo perseguire, credo di essermi già spiegato all’interno di queste definizioni ».

SHANGAI sede partito comunista cinese: G.E.V. con la mamma Emilia. Partigiana coraggiosa per la quale è stato piantato "Un albero dei Giusti"il 15/11/1998 alla presenza di Shimon Peres e Lea Rabin per aver salvato almeno un centinaio di Ebrei dai rastrellamenti razzisti.

SHANGAI sede partito comunista cinese: G.E.V. con la mamma Emilia. Partigiana coraggiosa, salvò almeno un centinaio di Ebrei dai rastrellamenti razzisti. Lo Stato di Israele in Suo onore piantò il 15 novenbre 1998 “Un albero dei Giusti” alla presenza di Shimon Peres e Lea Rabin.
In Suo onore, nel settembre del 2004, il suo nome è stato dato alla facoltà di Relazioni Internazionali della Città di Pechino.

                                                                                  

 

GE Valori e Lea Rabin

GE Valori e Lea Rabin

ML: In un’ intervista del Luglio 2008 Lei ha definito il potere così: “il potere serve a realizzare progetti. Da solo non feconda la realtà”. Non Le sembra che attraversiamo un periodo in cui il potere, proprio nel suo esercizio, feconda assai poco la realtà?

GEV con Shimon Peres

GEV con Shimon Peres

 G.E Valori

« Allora non è potere. Vede, le nostre istituzioni, i nostri sistemi di regolamentazione della politica, le categorie del politico, come le chiamava Carl Schmitt, sopravvivono ovunque a loro stesse, e non servono per gestire le nuove sfide della società futura.

Pensi alle crisi finanziarie globali, che hanno distrutto liquidità che, nel XIX secolo, rappresentavano la massa monetaria di interi imperi. Pensi alla comunicazione globale, il “villaggio globale”, come lo definì Marshall McLuhan, che oggi permette la diffusione non solo dei vecchi mass media, ma la privatizzazione, la soggettivizzazione, di quelli nuovi.

GE Valori e Francesco COSSIGA

GE Valori e Francesco COSSIGA

La comunicazione che si sovrappone alla produzione, nelle società molecolari, senza masse e partiti ideologici, e che è incontrollabile. Pensi al nesso tra rappresentanza e decisione politica.

E’ possibile, oggi, separare il legislativo dall’esecutivo come nelle tradizioni liberali europee o nelle rivoluzioni illuministe americana e francese?
GEV con TAREK BEN AMMAR - copyright Pizzi

GEV con TAREK BEN AMMAR – copyright Pizzi

Ecco, il potere non c’è più, come lo abbiamo conosciuto, non perché sia frazionato, reso “molecolare”, ma poiché, oggi, il potere si sta coagulando altrove.

E non è detto che la coppia analitica utile sia quella “tanti-vs.-pochi”.

Credo anzi che la solidificazione dei nuovi poteri porterà, in futuro, ad una piramide molto più verticale di quella che abbiamo conosciuto nelle  società democratiche figlie del liberalismo, del cattolicesimo sociale, del socialismo riformista.

Forse, si può pensare a nuovi “imperi idraulici”, come quelli che studiò Wittfogel nell’antica Cina, il dispotismo orientale ».

GEV con Zao Zemin

GEV con Jiang Zemin

 ML: E’ difficile in questo periodo vedere una luce in fondo al tunnel di una politica chiusa in sé stessa, Lei la vede?

«Talvolta l’ottimismo è un obbligo morale. Ma, a parte l’atteggiamento personale,

credo che, tra i politici italiani e nelle tecnostrutture si verificherà presto un cambio di rotta culturale,

  e beninteso non mi sto affatto riferendo ad un cambiamento di maggioranza parlamentare.

Vedo che, da parte di molti, al governo o all’opposizione, sta aumentando la coscienza che a problemi nuovi si risponde con soluzioni nuove e, ripeto, non mi riferisco a “ribaltoni” di alcuna natura.

Penso che molti, in Italia, siano coscienti che nei prossimi anni assisteremo ad una traslatio imperii:

o continueremo a produrre le stesse cose a prezzi sempre più bassi, subendo quindi la concorrenza di paesi imbattibili nel gestire il costo della mano d’opera, oppure inventeremo un nuovo welfare per nuovi lavori: un’ assicurazione sociale che unifichi tutti i sostegni ai dipendenti, sostenuta anche da quote diverse di quelle che Bismarck inventò per le sue pensioni obbligatorie; ma anche nuovi lavori, fuori dal binomio economia del lusso-manifatturiero di massa che ha caratterizzato il nostro dibattito recente.gev Delors

Si tratta di vedere cosa succederà all’Euro. Se la Germania seguirà il consiglio di Stiglitz e abbandonerà l’Euro ai paesi mediterranei dell’UE, o se ognuno riprenderà una sua moneta nazionale, legata all’Euro ma capace di piccole svalutazioni competitive, magari precedentemente concordate tra i membri di Eurolandia. Oppure se manterremo la guerra “Euro contro Dollaro”, e quindi ci terremo una moneta europea probabilmente sopravvalutata e, magari, esposta alla speculazione internazionale quando i paesi più indebitati segnalino un picco nel loro rapporto debito/PIL. Anche questa sarà una delle scelte chiave del futuro, e tutte le opzioni hanno dei pro e dei contro».

 

GEV con Juan Carlos

GEV con Juan Carlos

 ML: In che cosa consiste questa solidità del potere? Oggi, specialmente se guardiamo le vicende politiche italiane, sembra che tutto passi rapidamente. Ogni giorno lo scenario di breve periodo appare diverso. O non è così?

G.E Valori  «La politica, in Italia come altrove, vive la sindrome del distacco tra breve e medio periodo. I governi e i parlamenti ragionano in modo dissociato per quel che riguarda il politicking, il dibattito e la trattativa giorno per giorno, palese o sottobanco, e le prospettive di medio e lungo termine, che gli elettori non capiscono. E’ il frutto di una propaganda legata ad una trattativa quasi commerciale.

Io ti do questo (e il federalismo aumenterà questa tendenza) e tu mi dai il voto. Dal voto di scambio occulto siamo passati alla transazione elettorale

GEV e il Presidente della Repubblica Napolitano

palese. Non è certo la condizione per solidificare il potere.

La cristallizzazione delle élites avviene con altri meccanismi, che mai riguardano lo scambio.

Casomai il progetto politico, il sogno, l’identità futura (e non quella passata  e immaginaria) o il carisma del leader, oppure un “progetto di società”, in cui si incontrano necessità pratiche degli elettori e meccanismi identitari passati e futuri. Ecco, la politica parla del tempo che verrà, non solo delle “radici”.

GEV con Antoine-Berheim

GEV con Antoine-Berheim

Lo diceva anche Max Weber: “Sono gli interessi materiali e ideali, e non le idee, a dominare immediatamente l’agire dell’uomo, ma le “concezioni del mondo”, create dalle idee, hanno spesso determinato, come  chi azioni uno scambio ferroviario, i binari lungo i quali la dinamica degli interessi ha mosso tale attività”.

Il vero problema è che, oggi, le élites di breve periodo non si accordano con quelli che azionano gli scambi, perché il ciclo politico ed elettorale è diventato brevissimo, e ogni dichiarazione ha un effetto elettorale, magari piccolo, e quindi un ulteriore effetto di leverage su elezioni più importanti. Quindi le elezioni, mentre servono a garantire la sovranità popolare, sempre meno selezionano élites capaci di durare a lungo ».

 

GEV con D'Alema

GEV con D’Alema

 ML: A che cosa imputa questa capacità di guardare a lungo termine? Nel suo “Il Futuro è già qui” Lei delinea una serie di scenari in cui si muovono due serie di attori, i comprimari e gli opinion makers da un lato, i “decisori” dall’altro..

G.E Valori  «I “Decisori” possono essere anche le masse di un comune periferico che obbliga il proprio sindaco alla raccolta differenziata, per esempio. o gli amici di www.lavoce.info che, nascendo come newsletter di economisti e giuristi di provata capacità, gratuitamente, fornisce analisi ascoltate e spesso illuminanti sulle questioni cruciali dell’economia e del diritto.

Il Decisore nasce sempre dal “mercato”, dalla verifica reale delle proprie capacità di analisi e di leadership.

Stefano-Folli,-Paolo-Scaroni,-Vincenzo-La-Via,-Giancarlo-Elia-Valori,-Massimo-D'Alema,-Tarak-Ben-Ammar

Stefano Folli, Paolo Scaroni, Vincenzo La Via, Giancarlo Elia Valori, Massimo D’Alema, Tarak Ben Ammar.

I comprimari sono quelli che non decidono, perché non possono, non  vogliono, non sanno.

In Italia, se devo essere un po’ brutale, i “decisori” sono sempre di meno.

In parte perché, dopo la crisi di “Mani Pulite” e la rivoluzione passiva (il termine di Gramsci è qui

ANTONIO MACCANICO E GIANCARLO ELIA VALORI - copyright Pizzi

ANTONIO MACCANICO E GIANCARLO ELIA VALORI – copyright Pizzi

azzeccatissimo) di Tangentopoli, nessuno ha ben capito che tutte le partite essenziale erano cambiate, e quindi occorreva leggere le trasformazioni del sistema internazionale senza piangere né ridere, ma capire, per citare una vecchia frase di Spinoza. La fine della “guerra fredda” ha chiuso la fase fortunata del nostro Paese.

GEV con Mosche Dayan

GEV con Mosche Dayan

Potevamo uscirne meglio, giocando molte delle nostre carte, fortissime all’epoca e ancor oggi, nel Mediterraneo, nel Vicino Medio Oriente, nella costruzione della nuova Via della Seta che la Cina post-maoista ha cominciato a impostare addirittura nel 1975, con la “linea di Zhou Enlai.

Ma questo non è stato fatto, da nessuno, e tutti hanno preferito la “politica dello spettacolo”, che porta tanti voti ma rende, alla lunga, impotenti, come accadeva con la cantaride usata dai Re di Francia per gli “obblighi coniugali”.

Oggi, credo che i Decisori italiani siano o sparsi per il mondo, a fare il proprio lavoro, o, se rimangono in Italia, siano stati oscurati dalla politica-spettacolo, che però, proprio perché è troppo visibile, finisce per non decidere, come abbiamo detto sopra, e si ritorna al punto di partenza ».

ML: Chi sono questi “Decisori”? Multinazionali o soggetti transnazionali di cui parla nel suo ultimo libro?

G.E Valori  «Certo alcune multinazionali, anche  se non necessariamente quelle che tutti conoscono. Con uguale certezza le organizzazioni criminali internazionali, le cui scelte di investimento nel settore delle materie prime, in Africa come  in Asia, si faranno sentire per  alcuni decenni.

Oppure alcuni centri di ricerca importanti e universalmente riconosciuti.

E, infine, alcuni settori che gestiscono le linee dei mass-media, e non mi riferisco ai giornali, ma a chi passa loro le notizie e la loro gerarchia.

Ci sono le organizzazioni di massa, come certi gruppi di pressione, sia in area ecologista che nel mondo sindacale o della tutela delle popolazioni del “Sud del Mondo”.

Ci sono le Fondazioni dei grandi gruppi industriali, o le società di consulenza nel settore petrolifero, come quella costituita dall’ex ministro del petrolio saudita durante il regno di Re Fahd.

E, ancora, gli opinion leaders delle masse giovanili, e le “icone” della pop culture.

Come vede, la selva dei “Decisori” è molto oscura, e non vi è, né è possibile, alcun “accordo” tra queste strutture, che giocano partite diverse in aree differenziate. Non esiste, se non nei volumi di Renè Guénon e nei testi delle belle canzoni di Franco Battiato, il “Re del Mondo”. Il Prete Gianni, purtroppo, no siamo riusciti proprio a trovarlo ».

Cossiga-Valori D'Alema

Cossiga-Valori – D’Alema

 ML:  Questo per quanto riguarda il “Palazzo”, se così si può dire e ammesso che questa immagine sia adatta a definire natura e struttura del potere. Ma la società italiana? Quale lo scenario immediato e futuro, oltre o ancora dentro, e chissà per quanto, la crisi?

 G.E Valori  « La crisi ci porterà, se non ben gestita, ad essere un Paese della nuova “Southern Europe”, quella che alcuni analisti strategici tracciano isolando la vecchia Europa Renana e Centrale dal suo “Fianco Sud” formato oggi da Spagna, Grecia, Serbia, Montenegro, in futuro Albania, probabilmente, se, il progetto di nuova Turchia gestito da Erdogan e dal suo ministro degli Esteri non arriverà a pieno completamento, anche la Turchia post-kemalista.

Gianni Letta - Cesare Geronzi - Giancarlo Elia Valori

Gianni Letta – Cesare Geronzi – Giancarlo Elia Valori

C’è il pericolo concreto che l’Italia si addormenti in questa crisi e si risvegli nel Mediterraneo centrale, tra Egitto, Marocco, Algeria, Paesi del Mar Nero postsovietici. La politica estera di Silvio Berlusconi, e lo dico da amico del premier, non ha collegato gli affari commerciali, essenziali nel mondo post-ideologico, con una lettura strategica delle situazioni e degli scenari.

Se non rileggiamo bene il tracciato della NATO, ci troveremo ad essere più poveri ma soprattutto, sul piano internazionale (e questo riguarda anche gli affari) più soli.

Sul piano interno, la questione è il federalismo.

Se le nuove normative, già adottate e in fase di votazione in Consiglio dei Ministri, saranno efficaci nel gestire e limitare il nostro rapporto debito/PIL, allora la società italiana si troverà più frazionata, e più sottomessa agli shock asimmetrici esterni, ma più economicamente sana e stabile.

Se invece la normativa del federalismo fiscale non risolverà la questione, e soprattutto se non sarà letta dai popoli del Nord (e io sono veneto) come risolutiva della crisi attuale, non prevedo tempi felici, in futuro, per il nostro Paese ».

 Presentazione istituzionale del libro di Giancarlo Elia Valori: Petrolio, la nuova geopolitica del potere. Montecitorio, Sala del Mappamondo


Presentazione istituzionale del libro di Giancarlo Elia Valori:
Petrolio, la nuova geopolitica del potere.
Montecitorio, Sala del Mappamondo

ML: La tradizione cattolico-romana, la dottrina sociale della Chiesa ha sempre avuto in grande considerazione i corpi intermedi, insomma, ha sempre avuto accanto a una visione verticale, anche una molto orizzontale, assai poco leninista. Ne vede ancora di corpi intermedi, rappresentanze, etc?

G.E Valori  « Il futuro sarà di chi saprà organizzare i “corpi intermedi” citati dalla  dottrina sociale della Chiesa tra di loro.

La società del futuro creerà identità che non saranno mai più proletarie o “padronali”.

Avremo uno sciame di masse che correranno da una funzione all’altra della società e dei sistemi produttivi (e non tutto sarà terziario, ricordiamolo) senza riconoscersi in questo o in quel ruolo della società delle classi che abbiamo ereditato dall’Ottocento e che è sopravvissuta nel XX secolo, morendo all’inizio della fine della “Guerra Fredda”.

La dottrina sociale della Chiesa, se saprà rinnovarsi e adattarsi, come dimostra anche il bel libro del compianto Edmondo Berselli, sarà il punto di convergenza delle classi “meno fortunate” e dei ceti emergenti, che saranno i gruppi sociali che sapranno creare, gestire e, sottolineo, proteggere l’innovazione, soprattutto in ambito locale ».

ML: La Francia. Come ha valutato la politica del Presidente Nicolas Sarkozy? Ci sono analogie con il “caso italiano”? Lo scandalo Bettencourt, il tentativo di buttare la politica in gossip…

G.E Valori  « Il Presidente Sarkozy si è trovato a gestire una situazione simile a quella italiana con meno “amici” internazionali di quelli che annovera il nostro Paese.

Gli USA sanno che Parigi  opera in Africa in direzione contraria al loro comando integrato AFRICOM (che, ironia della sorte, ha sede a Stoccarda, a Kelley Barracks) e la Turchia, asse petrolifero e gaziero del sistema centroasiatico, non favorirà certo la Francia nelle sue trattative con i Paesi europei, visto che Parigi è contraria all’entrata di Ankara nell’UE.

La Germania è ormai proiettata verso Est, nel suo novo boom delle esportazioni che la porterà, venti anni dopo la Riunificazione, ad essere una potenza globale. E quindi meno interessata al vecchio asse “renano” con Parigi.

Certo, il gossip è parte della politica, oggi, ma la comunicazione di massa, dovendo rendere “popolari” leader che mai sarebbero compresi per quello che dicono o fanno, cerca di renderli “uguali a noi” con le tecniche mediatiche che fino ad oggi hanno caratterizzato le star del cinematografo e delle canzonette. Quando la regola dei mass-media cambierà, e  il modello gossip avrà meno mercato, vedrà come i capi di Stato e di Governo verranno dipinti come pensosi visitatori di impervi musei, insonni ascoltatori di musica classica, dotti lettori dei saggi di scienza politica, magari anche dei miei ».

ML: L’Europa è veramente al declino, al cospetto delle grandi potenze emergenti?

G.E Valori  «Non credo. Il “vecchio continente”, ovvero la penisola eurasiatica, quella appendice che ha costruito il mondo che abbiamo conosciuto (e quanta Cina è figlia anche dell’Occidente, e quanta India nasce nel Mediterraneo….) e lo ha anche dominato, può morire solo se lo vuole.

Le tendenze al suicidio sono presenti e diffuse, ma nella storia e nella teoria degli scenari non vi è niente di costrittivo, “non vi è necessità nella ragione”, affermava il pragmatista americano Peirce.

Morirà, l’Europa, se non saprà valorizzare il proprio know-how, il primato scientifico e culturale che la

 GEV e Benjamin Netanyahu

Valori e Benjamin Netanyahu

caratterizza.

Le grandi masse globali, lo notava anni fa Guido Ceronetti, saranno sempre più affascinate e sedotte dall’arte e dalla storia dei nostri Paesi UE, e il carisma di tremila anni non si inventa e non si cambia.

E dovremmo esportare, in un mondo di nuovi “imperi idraulici” e di futuri dispotismi orientali, proprio il nostro paradigma politico dei

“corpi intermedi”, dei ceti non servili ma non padronali che ha costruito, da San Tommaso a Marx, da Bismarck fino a De Gaulle e a Benedetto Croce, il nesso tipicamente europeo tra riformismo e cultura liberale, tra sacralità dell’uomo cristiana e ebraica e diritti delle comunità.
GE Valori e Yitzhak Navon, sesto Capo dello Stato di Israele.

GE Valori e Yitzhak Navon, sesto Capo dello Stato di Israele.

E’ una formula vincente, sta a noi crederci ancora, in un mondo in cui vincono le masse identitarie (come negli USA) o le plebi globali come in Cina, in alcuni Paesi del Medio Oriente, o in certe aree dell’America Latina.

E, se vincerà questo modello delle plebi universali, allora la rivolta sarà guidata dal jihad della spada » .

GEV alle spalle di Evita e Juan Peron di cui era grande amico.

GEV alle spalle di Juan Peron di cui era grande amico e portavoce in Italia e della moglie Isabel Martinez.

ML: Il futuro dell’Informazione, in tutto questo?

G.E Valori  «Né locale né globale. I grandi mass-media rimarranno, e la carta non morirà illuminata nel momento finale dai pixel dello schermo di un PC. Saranno diversi: meno generalisti, se non per le grandi opzioni mondiali, che però dovranno essere declinate da ognuno in modo diverso e soprattutto trovate: i lettori e gli ascoltatori non sono più interessati a grandi dibattiti generalisti, non perché non percepiscano la mondialità di alcuni (e molti) problemi, ma perché non sono intellettualmente incuriositi non dalla singola notizia, ma dal quadro interpretativo che si riesce a darne. Quindi, polarizzazione su segmenti alti, spesso ben più specialistici e raffinati di quanto oggi non accada, e invece sprofondamento di tanti media generalisti popolari in un mercato di massa dove molti sono i concorrenti, e la lotta all’ultimo lettore è spesso priva di scrupoli.

Vedremo la crescita di settimanali, di carta o on-line, specializzati e settoriali, che potranno addirittura divenire opinion leaders, come prima accadeva ai media generalisti di massa.

Un po’ quello che è accaduto ai partiti politici. Moriranno quelli che portano avanti grandi narrazioni che durano più di un ciclo economico, sopravviveranno quelli che riescono a “creare un mito” per i nuovi ceti emergenti, vinceranno quelli che sapranno coniugare il mito, che è il corpo sacro della politica, con il programma, il “medio periodo” che vedo gravemente carente in tutta la politica italiana attuale ».

By Admin MARCELLO LOPEZ  

Giancarlo Elia Valori e Marcello Lopez

Giancarlo Elia Valori e Marcello Lopez

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